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XXVII domenica del Tempo Ordinario

 

- anno C -

 

indice delle feste

 

 

Dal Vangelo secondo Luca

Lc 17,5-10

 

5Gli apostoli dissero al Signore: 6«Accresci in noi la fede! ». Il Signore rispose: «Se aveste fede quanto un granello di senape, potreste dire a questo gelso: "Sràdicati e vai a piantarti nel mare", ed esso vi obbedirebbe.

7Chi di voi, se ha un servo ad arare o a pascolare il gregge, gli dirà, quando rientra dal campo: "Vieni subito e mettiti a tavola"? 8Non gli dirà piuttosto: "Prepara da mangiare, stringiti le vesti ai fianchi e servimi, finché avrò mangiato e bevuto, e dopo mangerai e berrai tu"? 9Avrà forse gratitudine verso quel servo, perché ha eseguito gli ordini ricevuti? 10Così anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: "Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare"».

 

 

Commento storico

 

Introduzione

 

Vedere l'introduzione generale.

 

Importante nella Chiesa

 

Approfitto dell'occasione per esprimere alcune considerazioni sui versetti del Vangelo di poco precedenti a questi: Lc 17,1-3. Altrimenti non se ne parla mai.

Disse ancora ai suoi discepoli: «Non è possibile far sì che non avvengano scandali, tuttavia guai a colui per cui avvengono.

È meglio per lui se gli viene messa al collo una pietra da mulino e viene gettato nel mare, piuttosto che possa scandalizzare uno di questi piccoli.

Vigilate tra voi!».

Mentre riesaminavo la traduzione del Vangelo di Luca, dal greco originale, ho notato il pronome "eautòis", che, nel mio breve studio della lingua greca, avevo incontrato altre volte e che veniva tradotto: "gli uni gli altri".

Il versetto 3 significa dunque "state attenti gli uni agli altri", "vigilate tra voi".

Nella traduzione antica in latino c'è stata un svista, non corretta in seguito, per cui l'invito di Gesù, a non lasciare sola una persona che dà scandalo, è diventato un aggravio della sua solitudine: "Attenti a voi stessi!".

Si tratta in realtà di un suggerimento del Cristo Re, da applicare a tutte le situazioni in cui qualcuno è di scandalo per i "piccoli".

"Vigilate tra voi, perché siete Chiesa: non potete lasciare solo nel suo peccato chi dà scandalo".

Inoltre si deve notare che Gesù non suggerisce di condannare chi ha dato scandalo ai piccoli, gettandolo in mare con una pietra da mulino al collo. Ammonisce invece a vigilare e, se uno è nell'occasione di dare scandalo, piuttosto che possa fare questo gli si leghi una pietra al collo e lo si getti nel mare.

Paradossale, ma si tratta di prevenire efficacemente, non di reprimere ciò che è già successo.

Vigliando nella Chiesa si può far sì che molti scandali non avvengano, usando anche la minaccia della "pietra al collo".

Lo scandalo è uno sconvolgimento che qualcuno produce nel cuore e nella mente di altri, con azioni o parole immorali o anche semplicemente incomprese.

Non è mai una questione soltanto personale, coinvolge in confusione almeno due persone, ma riguarda l’ambiente stesso in cui si parla e si agisce.

Se nella Chiesa si ha cura di sorreggere e richiamare chi commette peccati evidenti, non succede che qualcuno arrivi alla disperazione.

Penso ai divorzi, agli aborti, alle ingiustizie piccole e grandi che avvengono tra i credenti; all'abbandono degli strumenti concreti di salvezza che sono i Sacramenti; all'esaltazione della "parola" a scapito della salvezza storica del Cristo Re, testimone di Dio.

Chi viene richiamato alla verità e alla carità sarà grato alla Chiesa.

 

La fede da servi

 

Ora esaminiamo il Vangelo scelto dalla Chiesa per questa domenica.

Leggiamo il brano come discorso preciso di Gesù. Scopriamo allora che le sue parole contengono suggerimenti inattesi.

Possiamo anche notare che ciò è confermato dal confronto sinottico con il Vangelo di Matteo (Mt 17,20; 21,21).

Per comprendere meglio le parole di Gesù è necessario immedesimarsi nella situazione di quel momento.

Egli parlava ai suoi concittadini ebrei, che si ritenevano servi di Dio.

Ai servi non si può offrire subito di mettersi a tavola. Prima devono svolgere il loro lavoro di servi, poi si possono sedere alla mensa del Regno di Dio, credendo a Gesù.

Chi, come nell'Antico Testamento, si considera servo utile, che attende benevolenza dalle sue opere obbedienti, e pensa soltanto a eseguire i comandi ricevuti, rimane servo.

 

Maggior fede per gli amici

 

Anche noi cristiani, se crediamo, ma ci limitiamo a eseguire tutti i comandi ricevuti, senza usufruisce della grazia del Cristo Re (Lc 6,27-34 in Gesù, il Cristo), difficilmente ci accorgiamo di essere servi inutili, che non compiono niente di diverso dagli altri. Ha dovuto farcelo notare Gesù.

Se non proviamo a "dare ordini alle montagne" nel nome di Cristo, non spostiamo niente. Rimaniamo servi inutili senza nemmeno rendercene conto.

Dobbiamo invece dircelo: così siamo servi inutili!

Un servo non ottiene di sedersi alla mensa del padrone, come un amico.

Se rimaniamo nell'Antico Testamento, nella legge e nelle regole, non otteniamo di divenire amici del Re. La nostra fede non riceve conferma e non aumenta.

Ma se abbiamo un granellino di fiducia del Cristo Re, come amico, allora mettiamo in pratica le sue parole, ne imitiamo le azioni e usufruiamo dei suoi poteri regali, che egli ha trasmesso alla Chiesa nei Sacramenti.

Così vediamo, come molti hanno visto nei secoli, dei risultati sorprendenti che rendono testimonianza al nostro Re. La fede in lui è confermata e aumenta.

 

La potenza del credente

 

Non è propriamente la fede a "spostare le montagne". Sono le persone che hanno fede a non avere limiti e confini.

Come servi del il Cristo Re ci sentiamo inutili, perché è lui che ci porta oltre, con la sua amicizia.

Ma con lui non ci sentiamo più servi e diventa spontaneo credere nel nostro Re e amico, che ci dà il potere di "sradicare il gelso e a farlo trapiantare nel mare".

 

 

 


Iniziativa personale di un laico cattolico, Giovanni Conforti  - Brescia - Italia.

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