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IX domenica del Tempo Ordinario

- Anno A -

 

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Dal Vangelo secondo Matteo

Mt 7,21-29

 

21Non chiunque mi dice: "Signore, Signore", entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli. 22 In quel giorno molti mi diranno: "Signore, Signore, non abbiamo forse profetato nel tuo nome? E nel tuo nome non abbiamo forse scacciato demòni? E nel tuo nome non abbiamo forse compiuto molti prodigi?". 23Ma allora io dichiarerò loro: "Non vi ho mai conosciuti. Allontanatevi da me, voi che operate l'iniquità!".

24 Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, sarà simile a un uomo saggio, che ha costruito la sua casa sulla roccia. 25Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ma essa non cadde, perché era fondata sulla roccia. 26Chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica, sarà simile a un uomo stolto, che ha costruito la sua casa sulla sabbia. 27Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa cadde e la sua rovina fu grande".

28 Quando Gesù ebbe terminato questi discorsi, le folle erano stupite del suo insegnamento: 29egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità, e non come i loro scribi.

 

 

Commento storico

 

Introduzione

 

Vedere introduzione generale

 

Importanza dell’azione

 

Queste parole di Gesù concludono il Discorso della Montagna.

Leggendo il Discorso nel Vangelo secondo Matteo, si ha l’impressione che sia moralistico. Le richieste del Cristo appaiono troppo difficili da eseguire per noi poveri esseri umani.

Notiamo che, mentre Gesù pronunciava il Discorso della Montagna, non c’erano ancora i cristiani. Non c’era ancora la Chiesa, perché la stava fondando lui. Il Maestro si rivolgeva a chiunque lo volesse ascoltare, a tutti gli Israeliti e a tutte le genti.

Ecco, allora che le parole di Gesù valgono per tutte le persone che le ascoltano, anzi sono un dono imprevedibile di civiltà per tutto il mondo.

Ma se le pensiamo rivolte alla stessa Legge di Mosè, la cambiano in modo infinitamente vantaggioso per gli uomini. Avrebbe poi mostrato, con le opere e i miracoli, la sua autorità superiore a quella di Mosè.

E, siccome non era mai stato udito un discorso così nel mondo, il Cristo chiedeva di provare a fare le cose nuove che insegnava, perché si potesse vedere quale potenza divina contengono; una potenza che induce a compiere cose straordinarie nella semplicità.

 Non basta “ascoltare” la parola, occorre provare a fare quello che egli dice. Alle autorità, poi, chiede di trasformare la Legge e di provare a lasciar entrare nel mondo il «regno dei cieli».

Chi “ascolta” le parole di Gesù, ma le medita e ci ragiona soltanto, si illude di costruire. L’edificio è progettato con le proprie idee.

Non è fondato sulla realtà del Cristo, potente su tutto il creato, e non resiste a lungo.

 

L’Assoluto e l’autorità umana nei nostri giorni

 

«Le folle restarono stupite del suo insegnamento» potente.

Chiunque aveva sentito Gesù rimaneva stupito, ma non basta essere stupiti, occorre provare a fare quello che egli dice, per verificarne i risultati.

«Non come i loro scribi»: l’autorità di Gesù era passata agli scribi cristiani, che la esercitavano con franchezza nei confronti degli scribi e dei saggi del popolo ebreo.

Se rimanevano stupite le folle, i sacerdoti, gli scribi, gli anziani dovevano tenerne conto diligentemente.

Con il Cristo Re, lavorando sulle azioni quotidiane, si edifica una realtà che non si disfa di notte, mentre riposiamo, e che non contiene incertezze, tristezze, offese alla sensibilità di alcuno. Si può ritrovare intatta al mattino, per continuare con serenità e sempre maggiore pienezza.

D’altronde per i discepoli più fedeli non basta fare cose grandi, occorre essere fedeli in ogni situazione, altrimenti si possono commettere iniquità, coprendole con il successo.

Questa è la volontà non solo del Cristo, ma del Padre suo che è nei cieli. Il Padre riempie «i cieli» di gloria e carità, non li lascia vuoti così che li possa occupare la desolazione e l’angoscia.

 

Il tempo d’estate è tempo d’azione

 

Questo Vangelo si legge solitamente all’inizio dell’estate, se la Pasqua non è stata celebrata tardi in aprile.

Pensiamo alle infinite possibilità di applicare alle vicende estive le parole che Gesù ha pronunciato nel precedente Discorso della Montagna.

In estate sono possibili numerosi incontri con persone e realtà diverse e ogni volta è possibile mettere alla prova, verificare l’efficacia delle parole del Cristo Re.

Mi pare proprio che Egli non chieda altro.

 

 


 


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