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Santo Stefano

 

indice delle feste

 

Dal vangelo secondo Matteo
Mt 10,17-22

 

17Guardatevi dagli uomini, perché vi consegneranno ai tribunali e vi flagelleranno nelle loro sinagoghe; 18e sarete condotti davanti a governatori e re per causa mia, per dare testimonianza a loro e ai pagani. 19Ma, quando vi consegneranno, non preoccupatevi di come o di che cosa direte, perché vi sarà dato in quell'ora ciò che dovrete dire: 20infatti non siete voi a parlare, ma è lo Spirito del Padre vostro che parla in voi.

21Il fratello farà morire il fratello e il padre il figlio, e i figli si alzeranno ad accusare i genitori e li uccideranno. 22Sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Ma chi avrà perseverato fino alla fine sarà salvato.

 

Commento storico

 

Introduzione

 

Vedere introduzione generale

 

Stefano, un vero ebreo

Riflettiamo sul brano di Vangelo di oggi, insieme al passo degli Atti.

Espongo la situazione storica, come ho potuto ricostruirla, pur da inesperto di studi storici.

Stefano era un fedele ebreo e affrontò il giudizio dei suoi capi, per il semplice fatto che i seguaci di Gesù Cristo intendevano mantenersi inseriti nella religione ebraica. Non adoravano un nuovo Dio, ma potevano dire di Lui cose mai dette, perché Suo Figlio, nato come uomo a Betlemme, le aveva insegnate e compiute.

I Cristiani diffondevano «la parola di Dio», vale a dire tutto l’Antico Testamento, fedelmente e mostrando il compimento delle profezie operato da Gesù. Troviamo tutto questo codificato nell’Apocalisse e sarà necessario riscoprirlo. (a)

Con simili premesse, apparve strano che Stefano venisse lapidato per aver detto di vedere Gesù realmente vivo alla destra di Dio; sembrava ormai accettato che Dio Padre avesse riconosciuto Gesù come il suo Cristo.

I Cristiani non avrebbero immaginato una simile reazione dei capi ebrei alle parole e alla visione di Stefano, perché si sentivano appunto inseriti nella vita ebraica, perciò dopo questi fatti si dispersero per la Palestina e fuori. Notiamo che gli Apostoli, ormai autorevoli, non abbandonarono Gerusalemme.

Luca, scrivendo gli Atti nell’anno 63, riferisce il fatto per informare l’imperatore, poiché i Romani, per circa trent’anni, avevano sostenuto i Cristiani. Artefice di ciò era stato il sacerdote ebreo Teòfilo, che era anche stato innalzato alla carica di sommo sacerdote da Vitellio, legato di Tiberio, tra il 40 e il 44.

Con il suo intervento continuo, Teòfilo era riuscito a mantenere la pace tra Ebrei, Romani e Cristiani per tutto quel periodo. Ora Luca, attraverso di lui, si rivolgeva all’imperatore Nerone, non immaginando ancora che cosa costui avrebbe architettato l’anno successivo.

L’evangelista riferisce l’episodio anche perché appaia isolato, destinato a non ripetersi più.

In tale contesto di pace (b) Matteo, intorno all’anno 40, aveva ricomposto con molti scribi il proprio resoconto dei fatti, destinandolo alle scuole ebraiche di Palestina e di tutto l’Impero Romano. È il Vangelo secondo Matteo che ci è giunto in greco.

Quindi il passo scelto per questa festa si applica bene a Stefano.

 

Relazione tra due situazioni storiche

 

Il brano di Matteo è una sintesi di raccomandazioni di Gesù, pronunciate in luoghi e tempi diversi, ma ciascuna in una situazione storica precisa.

Le parole del Cristo erano riconosciute come insegnamento potente (Lc 24,19). Se insegnava una cosa, non era per presentarci una richiesta divina, impossibile da assecondare. Al contrario, voleva offrirci il suo suggerimento divino perché potessimo fare, con le nostre sole forze, quello che normalmente è impossibile.

Abbiamo qui l’occasione di trasferire le sue parole e i suoi gesti nella situazione storica di oggi, per mostrare la possibilità e l’efficacia dell’operazione.
Di questo non si possono immaginare esempi teorici, ma soltanto l’esempio pratico attuale.

 

Occasione per rendere testimonianza

 

Osserviamo il versetto 20: «Non siete infatti voi a parlare, ma lo Spirito del Padre vostro, quello che (continuamente e non solo nei processi) parla in voi».

In quel momento Gesù stava parlando alla nazione ebraica e i tribunali di allora imprigionavano, flagellavano e mettevano a morte.

A Stefano, l’occasione per dare testimonianza “a loro e ai pagani” fu offerta da quella persecuzione, in cui era già protagonista Saulo di Tarso, e da quel processo.

Tutto ciò servì a far crescere il numero dei Cristiani.

Oggi l’occasione è data dalla lunga e sanguinosa persecuzione, spesso tenuta nascosta, accompagnata dalla sistematica distruzione intellettuale delle basi del Cristianesimo.

 

La miglior difesa è la vita in Cristo Gesù

 

La testimonianza, per noi, sarà dunque diversa e a sollecitarla è venuta dal cielo Maria, in nome di suo Figlio. La terza parte del segreto di Fatima suggerisce di raccogliere le testimonianze dei martiri, in particolare dei testimoni storici delle opere e delle parole di Gesù.

Di Lei si avvale lo Spirito Santo per restituirci la parola nel testimoniare. Allo scopo di condurre i credenti fuori da una situazione insostenibile di timidezza nei confronti del mondo, Maria scavalca le delicate difficoltà teologiche che impediscono di ricuperare il valore storico e giuridico dei libri del Nuovo Testamento. (c)

In Italia non c’è una persecuzione evidente, ma in breve tempo vengono travolte le consuetudini e i supporti che permettevano a molti di vivere secondo “valori cristiani”.

I tribunali che giudicano i Cristiani oggi sono i mezzi di comunicazione di massa. Non dobbiamo pensare a difenderci da questi, ma, per esempio, ad usare la nostra organizzazione ecclesiale. Gesù, prima di dire queste parole, aveva già costituito una comunità, destinata a vivere in lui, e la Chiesa non è più venuta meno.

I fedeli di Gesù Cristo non devono agire isolatamente, anche se chi ci vuol bene secondo la carne ci odiasse a causa di Gesù: ci sono persone che ci hanno dato la fede e che ci sono compagni in essa, ci vogliono veramente bene.

Gesù mette in guardia dal preparare la difesa. Se ci preoccupiamo di difenderci, è facile che ci lasciamo coinvolgere dalle ragioni di chi non ha conosciuto né Gesù né il Padre e che ci lasciamo sopraffare e rendere complici.

Non dobbiamo pensare a difenderci dai cambiamenti, ma a vivere in modo nuovo nella pienezza di Gesù Cristo.

Lo Spirito Santo ci difende prendendo dalle parole e dalle opere di Gesù, mentre noi le leggiamo, o le ascoltiamo, e proviamo a metterle in pratica.

Di sicuro lo Spirito ci guida perfino a precedere i fatti, a esserne animatori, nella carità verso tutti.

 

NOTE

 

(a) Puoi consultare Apocalisse di Giovanni.

 

(b) Vedere Atti degli Apostoli 9,31.

 

(c) Il sito è dedicato a questi argomenti.

 

 


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