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V domenica di Pasqua

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Dal Vangelo secondo Giovanni

Gv 14,1-12

 

1 Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me. 2Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore. Se no, vi avrei mai detto: "Vado a prepararvi un posto"? 3Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, verrò di nuovo e vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi. 4E del luogo dove io vado, conoscete la via".

5Gli disse Tommaso: "Signore, non sappiamo dove vai; come possiamo conoscere la via?". 6Gli disse Gesù: "Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. 7Se avete conosciuto me, conoscerete anche il Padre mio: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto".

8 Gli disse Filippo: "Signore, mostraci il Padre e ci basta". 9Gli rispose Gesù: "Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre. Come puoi tu dire: "Mostraci il Padre"? 10Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me stesso; ma il Padre, che rimane in me, compie le sue opere. 11Credete a me: io sono nel Padre e il Padre è in me. Se non altro, credetelo per le opere stesse.

12In verità, in verità io vi dico: chi crede in me, anch'egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste, perché io vado al Padre.

 

 

Commento storico

 

Introduzione

 

Vedere introduzione generale

 

Giovanni e Luca

 

È la sera del 2 aprile dell’anno 33.

Gesù e i discepoli sono ancora nella stanza dell’ultima cena.

I verbi che Giovanni usa nel riferire il dialogo, in greco, sono al presente: «dice», «risponde». Il giovane apostolo scrive mentre il Maestro e i discepoli dialogano.

 

Leggiamo nel Vangelo di Luca che Gesù, poco prima, ha detto (Lc 22,28-30):

«Voi siete quelli che avete perseverato con me nelle mie prove; e io preparo a voi un regno, come il Padre mio l’ha preparato a me, perché possiate mangiare e bere alla mia mensa nel mio regno, e siederete su troni a giudicare le dodici tribù di Israele».

Ora, nel Vangelo di Giovanni aggiunge:

 «Nella casa del Padre mio vi sono molti posti. Se no, vi avrei detto che vado a prepararvi un posto?

E se me ne andrò e vi preparerò un posto, ritornerò e vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi».

Ancora una volta possiamo costatare che  i Vangeli di Giovanni e di Luca sono strettamente collegati, perché raccontano esattamente i fatti storici, in ordine cronologico.

 

I posti e la strada per arrivarci

 

«Non sappiamo dove vai»: noi sappiamo, e nemmeno tanto bene, che cosa c’è in questo mondo; come possiamo rapportarci, predisporci a quel “dove”, di cui non sappiamo niente e che è così definitivo rispetto alla vita presente?

Viviamo per l’ignoto, per un baratro?

O per essere coerenti alle idee che ci costruiamo, al nostro “ideale”?

O, magari, a idee costruite da altri, a “ideologie”?

«Semplice», dice Gesù, «vi preparo un posto io: vi avrei detto che vado a preparavi un posto, se non ce ne fossero molti, nella casa del Padre mio? Del luogo dove io vado, voi conoscete la via. Conoscete anche il padrone di casa, il Padre mio, vedendo me».

D’altronde il Padre, avendo dato a Gesù parole e opere divine che egli ha compiuto storicamente, testimonia che è proprio su Figlio ed è la via sicura.

Il nocciolo della Buona Notizia è sempre lo stesso: Gesù storico è la porta, la via, il punto concreto dal quale si entra nella vita eterna, definitiva sì, ma anche vita abbondante; non ci sarà ragione per “annoiarsi”.

Dopo che è esistito Gesù Cristo, uomo storico, se noi lo prendiamo sul serio, non c’è più l’ignoto.

La via verso l’eterno è fatta della nostra stessa realtà concreta, vissuta ogni momento con Gesù concreto, proprio come posare i piedi su una strada massiccia.

 

Nell’attesa, possiamo fare cose grandi

 

Intanto, mentre viviamo in questo mondo, che facciamo? Dobbiamo solo aspettare?

Intanto c’è il tempo e ci sono le indicazioni di Gesù per agire intensamente nel mondo, con carità.

Ricordiamo che Gesù stava parlando a discepoli giovani, in particolare dettava a Giovanni, che aveva 17-18 anni.

I discepoli avrebbero continuato le opere del Mestro, avrebbero compiuto miracoli che sarebbero diventati azioni normali. Avrebbero cambiato il mondo in modo inatteso, con lo stesso effetto dei miracoli, anzi più duraturo.

Infatti i miracoli di Gesù hanno fatto riemergere la dignità di tutte le persone. Come si poteva sperare che un cattivo, un peccatore si convertisse? Chi avrebbe pensato che un cieco avesse la stessa dignità di uno che vede? Chi avrebbe cercato di guarire i lebbrosi? Chi avrebbe immaginato di mantenere la dignità, fino alla fine, anche di chi ha perso la ragione?

Si deve al proposito notare che Gesù ha risuscitato dei morti, ma questi sono morti poi di nuovo, mentre la carità cristiana compie il miracolo di aiutare le persone a vivere con dignità fino alla fine.

Sembra di poter dire che la scienza fa miracoli per imitare Gesù, anzi perfino per invidia di lui. Quindi non solo i fedeli di Gesù, ma perfino i nemici compiono le opere di lui e ne compiono di più grandi.

Succede perché tutti hanno appreso da lui che la persona umana ha un tale valore, che un altro può dare la vita per lei.

 

 


Iniziativa personale di un laico cattolico, Giovanni Conforti  - Brescia - Italia.

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