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XIII domenica del Tempo Ordinario

- Anno A -

 

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Dal Vangelo secondo Matteo

Mt 10,37.42

 

37Chi ama padre o madre più di me, non è degno di me; chi ama figlio o figlia più di me, non è degno di me; 38chi non prende la propria croce e non mi segue, non è degno di me. 39Chi avrà tenuto per sé la propria vita, la perderà, e chi avrà perduto la propria vita per causa mia, la troverà.

40Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato. 41 Chi accoglie un profeta perché è un profeta, avrà la ricompensa del profeta, e chi accoglie un giusto perché è un giusto, avrà la ricompensa del giusto. 42Chi avrà dato da bere anche un solo bicchiere d'acqua fresca a uno di questi piccoli perché è un discepolo, in verità io vi dico: non perderà la sua ricompensa".

 

 

Commento storico

 

Introduzione

 

Vedere introduzione generale

 

Troppo difficile seguire Gesù?

 

Ciascuna di queste sentenze di Gesù si trova, anche se un po’ diversa, in Luca o in Giovanni.

Il Vangelo secondo Matteo venne composto da numerosi scribi, divenuti cristiani. Oltre essere rivolto ai capi ebrei, doveva servire a impartire l’insegnamento di Gesù nelle sinagoghe ebraiche di tutto l’Impero Romano. Perciò doveva essere comprensibile ai ragazzi, ai bambini, che le frequentavano.

Nel versetto 37, i «molti» (a) hanno avuto l’intuizione di trasformare le parole di Cristo, al negativo, in una sentenza positiva.

In Luca leggiamo:

«Se uno viene presso a me e non odia suo padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria anima, non può essere mio discepolo».

Lc 14,26

Gli scribi hanno cambiato: «Chi ha cari il padre o la madre più di me non è degno di me…».

Hanno messo in evidenza un sentimento naturale: quello di avere cari i genitori, ecc. Ma hanno pure collegato l’insegnamento di Gesù a uno dei dieci comandamenti, che gli Ebrei avevano il dovere di osservare.

Ecco: Si deve avere ancor più caro di tutti Gesù, perché, tra l’altro, con lui la carità verso il prossimo diventa precisa, stabile, supera ogni avversità.

 

Come, dunque, seguire il Maestro?

 

Proprio come avevano imparato gli stessi scribi, che così erano divenuti competenti nell’adattare gli insegnamenti del Messia alle situazioni nuove, trovando supporto nelle parole antiche delle Scritture.

Non rifiutando la croce, ma portandola realmente con gli accorgimenti insegnati da Gesù.

Non tenendosi stretti alle proprie idee e alle proprie cose, ma al Maestro.

Sicuri di lui, perché chi è vero profeta di Dio e del Cristo ha diritto alla cortesia degli uomini e alla ricompensa di Dio.

 

Il tesoro degli scribi

 

È importante cogliere il modo in cui gli scribi di Matteo hanno riunito le parole di Gesù, perché essi ragionavano con ancora negli orecchi e nel cuore tutto ciò che avevano visto e udito da lui. Hanno così ricavato «dal loro tesoro cose nuove e cose antiche». (b)

Qual era dunque il tesoro degli scribi?

Certamente tutta l’esperienza con Gesù, durata quattro anni per alcuni, meno per altri, eccezionale per tutti.

Però non si poteva parlare di un “tesoro”, se non era visibile e prezioso per chiunque; si trattava di ciò che Matteo e qualcun altro avevano scritto, senza nemmeno capire completamente.

Era prezioso perché, dopo aver fissato con precisione parole e momenti dell’opera di Gesù, potevano ripercorrerli a ogni occorrenza.

 

NOTE

 

(a) Lc 1,1.

 

(b) Mt 13,51-52.

 

 


 


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