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XXX domenica del Tempo Ordinario

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Dal Vangelo secondo Matteo

Mt 22,34-40

 

34 Allora i farisei, avendo udito che egli aveva chiuso la bocca ai sadducei, si riunirono insieme 35e uno di loro, un dottore della Legge, lo interrogò per metterlo alla prova: 36"Maestro, nella Legge, qual è il grande comandamento?". 37 Gli rispose: "Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente. 38Questo è il grande e primo comandamento. 39Il secondo poi è simile a quello: Amerai il tuo prossimo come te stesso. 40Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti".

 

 

Commento storico

 

Introduzione

 

Vedere introduzione generale

 

Dottori della Legge

 

Se vogliamo ricavare da questo passo, e da quelli paralleli di Luca e Marco, tutto l’insegnamento che contengono, è necessario riscoprire che il punto di partenza è quello riferito da Luca (Lc 10,25-28).

Storicamente il fatto è avvenuto quasi un anno prima dell’ultima Pasqua di Gesù, in cui lo inseriscono gli scribi di Matteo.

Lo scriba si era rivolto a Gesù mentre stavano salendo da Gerico a Gerusalemme all’inizio di giugno dell’anno 32.

Senza questa precisazione, semplice in sé ma difficile da mettere a punto, ci si perde in confronti senza sbocco.

Gli scribi autori del presente Vangelo, essendo anch’essi dottori della Legge, e d’altra parte avendo da Gesù l’autorizzazione a ricavare cose nuove dal loro tesoro scritto e memorizzato (Mt 13,51-52), hanno messo in bocca al Cristo il riassunto della Legge e dei Profeti.

 

La Legge e il Cristo

 

Si tratta di due passi dell’Antico Testamento.

Il primo si trova nel Deuteronomio (Dt 6,5): «Tu amerai il Signore tuo Dio con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutte le forze».

Il secondo proviene dal Levitico (Lv 18,18): «Non ti vendicherai e non serberai rancore contro i figli del tuo popolo, ma amerai il prossimo tuo come te stesso. Io sono il Signore». Come si può vedere, nell’Antico Testamento il “prossimo” era soltanto chi apparteneva al popolo ebreo, ma nel dialogo dello scriba con Gesù è ricordata soltanto la seconda parte, così da rendere universale il comandamento.

Così è riassunta tutta la Legge. Per quanto riguarda i Profeti, gli evangelisti potevano contare sulle spiegazioni di Gesù ai due discepoli diretti a Emmaus: Cleofa e Luca (Lc 24,13-33 in Gesù, il Cristo). Nulla era sfuggito al Cristo di ciò che faceva parte della vita ebraica.

Gli scribi di Matteo si rivolgono agli altri dottori e ai capi ebrei per far notare che il Messia ha riassunto tutto nella Legge della carità.

Il passaggio da questo al comandamento nuovo di Gesù era semplice: egli stesso aveva dimostrato in ogni situazione la carità contenuta già nella Legge e, legalmente, ha chiesto ai suoi seguaci di fare come lui (Gv 15,9-12):

«Come il Padre ha avuto caro me, anch’io ho avuto cari voi. Rimanete ospiti nella mia carità. Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete ospiti nella mia carità, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango ospite nella sua carità. Di queste cose vi ho parlato perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena. Questo è il mio comandamento, che abbiate cari gli uni gli altri, come io vi ho avuti cari».

 

Farisei e sadducei

 

I farisei, in questo passo del Vangelo, si distinguono dai sadducei per una dottrina più vicina a quella di Gesù. Vogliono metterlo alla prova come Maestro, ma non gli sono ostili.

 

 


Iniziativa personale di un laico cattolico, Giovanni Conforti  - Brescia - Italia.

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