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Dal vangelo secondo Giovanni
Gv 20,2-8

 

2 Corse allora e andò da Simon Pietro e dall'altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: "Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l'hanno posto!". 3Pietro allora uscì insieme all'altro discepolo e si recarono al sepolcro. 4Correvano insieme tutti e due, ma l'altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. 5Si chinò, vide i teli posati là, ma non entrò. 6Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro e osservò i teli posati là, 7e il sudario - che era stato sul suo capo - non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte. 8Allora entrò anche l'altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette.

 

Commento storico

 

Introduzione

 

Vedere introduzione generale

 

Versetto enigmatico

 

Il versetto 7 del Vangelo di oggi presenta uno stile simile a Lc 1,1-4.

Ritengo sia stato un intervento di Luca nel Vangelo di Giovanni, per certificare.

Non dimentichiamo che altri passi di Giovanni presentano somiglianze con il Vangelo di Luca.

Come l’introduzione al Vangelo di Luca, così questo passo di Giovanni non è casualmente difficile da tradurre.

Le parole del testo greco hanno apparentemente un significato, ma la frase non ha senso.

Ciò ha proprio lo scopo di costringere a cercare le informazioni precise sulla situazione concreta raccontata, fino a trovare il significato inequivocabile di ogni termine.

Siamo di fronte a un interessante modo di certificare i fatti, che chiamerei certificazione a enigma.

Dopo duemila anni, le parole inducono a ricostruire con precisione l’avvenimento e le circostanze. Potenza della parola e potenza dello Spirito Santo che ha ispirato gli evangelisti, così che dei fatti non si perdesse la memoria, anzi si fosse quasi costretti a riscoprirla più concreta dopo tanto tempo.

 

Parole di testimonianza,

da tradurre accuratamente

 

Don Antonio Persili di Tivoli, presso Roma, si è dedicato a scoprire che cosa significassero questi versetti, perché non è possibile che Giovanni, vedendo, abbia creduto ma abbia poi scritto parole che non ci convincono a credere.

Spinto dal suo esempio, ho provato a ritradurre, nel modo più letterale:

«Giunge intanto anche Simon Pietro che lo seguiva ed è entrato nel sepolcro e vede i lini appiattiti e il sudario, che era (legato) sul suo capo, non appiattito tra i lini, ma avvolto in rilievo, pressoché ne(lla) posizione primitiva (note a Gv 20,5-7 in Gesù, il Cristo).

Esaminiamo questi indizi.

Gesù non era avvolto in “bende”, cioè in strisce di tela, come usavano altri popoli, ma in “lini”.

Giovanni riferisce altri particolari del modo di seppellire dei Giudei, quando racconta come si presentò Lazzaro, mentre usciva dal sepolcro richiamato in vita da Gesù: "Il morto è uscito, con i piedi e le mani impediti da fettucce, e il suo volto era legato intorno da un sudario" (Gv 11,44). Presumibilmente le fettucce e il sudario stringevano una sindone.

I sinottici parlano di una sindone, cioè di un lenzuolo di lino finissimo, in cui il corpo di Gesù fu avvolto.

La sindone era stesa sotto il corpo. Dalla parte della testa era piegata indietro e stesa sopra.

I bordi eccedenti dei due strati di tela erano uniti e accuratamente ripiegati, facendoli aderire alla salma.

Fettucce di lino legavano la sindone intorno al corpo all’altezza delle mani e dei piedi.

Un sudario, di altro tipo di tela, era avvolto intorno alla testa, la fasciava tutta ed era legato con una fettuccia intorno al collo.

Ora Giovanni vide, insieme a Pietro, i lini appiattiti: era evidente che il corpo di Gesù non era più lì.

Ma il sudario era ancora avvolto, come se contenesse la testa. Era l’effetto di tutta la parte di sindone che il sudario racchiudeva e lo teneva sollevato.
Ammettiamo pure che qualcuno avesse voluto rubare il corpo di Gesù, sfilandolo dalla sindone dalla parte dei piedi; non sarebbe stato possibile senza slegare il sudario, che fasciava tutta la testa.

Ecco perché a Giovanni venne spontaneo credere subito alla risurrezione di Gesù.

Occorre la massima cura nel riscoprire il significato di molti passi dei Vangeli, che testimoniano quanto i fatti della vita di Gesù siano veri, concreti e raccontati in modo certificato.

E mi pare che le testimonianze rese in questo modo ai fatti siano, più di molti ragionamenti, sicure per la nostra fede; più sicure della stessa scienza.

In effetti anche alla scienza, se non abbiamo effettuato personalmente gli esperimenti, dobbiamo credere senza vedere.

 

 

 


 


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