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XXXIII domenica del Tempo Ordinario

- Anno B -

 

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Vangelo secondo Marco

Mc 13,24-32

 

24 In quei giorni, dopo quella tribolazione,

il sole si oscurerà,

la luna non darà più la sua luce,

25le stelle cadranno dal cielo

e le potenze che sono nei cieli saranno sconvolte.

 

26 Allora vedranno il Figlio dell'uomo venire sulle nubi con grande potenza e gloria. 27Egli manderà gli angeli e radunerà i suoi eletti dai quattro venti, dall'estremità della terra fino all'estremità del cielo.

28Dalla pianta di fico imparate la parabola: quando ormai il suo ramo diventa tenero e spuntano le foglie, sapete che l'estate è vicina. 29Così anche voi: quando vedrete accadere queste cose, sappiate che egli è vicino, è alle porte.

30In verità io vi dico: non passerà questa generazione prima che tutto questo avvenga. 31Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno.

32Quanto però a quel giorno o a quell'ora, nessuno lo sa, né gli angeli nel cielo né il Figlio, eccetto il Padre.

 

 

Introduzione

 

Vedere l'introduzione generale.

 

Primo o ultimo?

 

Non mi sento in grado di addentrarmi nelle complicate questioni riguardanti il Vangelo secondo Marco. So che molti sostengono che abbia scritto per primo. Ma so pure che alcuni hanno rilevato caratteristiche del Vangelo che fanno ritenere sia stato scritto per ultimo: Griesbach, W. R. Farmer, B. Orchard, D. L. Dungan.

Mi limito dunque a esporre volta per volta ciò che rilevo dai brani letti nelle Messe.

 

Marco chi era?

 

Sua madre si chiamava Maria – il nome era talmente comune – e possedeva una casa proprio a Gerusalemme (At 12,12). Si chiamava Giovanni in ebraico e Marco in latino.

In Palestina però si parlavano l’aramaico e il greco. Il latino era la lingua degli atti dei conquistatori, ma era ufficiale il greco.

Marco era presente nel Getsemani, quando Gesù fu arrestato (Mc 14,51-52), dunque conosceva Gesù ma in quel momento era un ragazzo, che possiamo immaginare di 16 o 17 anni. Poi divenne discepolo di Pietro.

Quando Pietro, nell’anno 44 (41), fu invitato a Roma a parlare di Gesù, anche Marco era con lui e aveva circa 25 anni. Alcuni dei cavalieri romani gli chiesero di scrivere ciò che Pietro raccontava.

 

Marco e Matteo

 

Se confrontiamo il brano di questa liturgia con Mt 24,29-36, possiamo notare, in italiano, la grande somiglianza. Ma se li confrontiamo in greco la somiglianza è particolare. Il linguaggio di Matteo, come ci si aspetterebbe, manifesta la collaborazione di molti scribi, mentre quello di Marco varia di poco rispetto a quello di Matteo, come succede quando una sola persona copia da un’altra fonte, senza dover rispettare i diritti d’autore.

Come spiegare la libertà che Marco si prende?

Dopo avere scoperto che il Vangelo secondo Matteo era già scritto nell’anno 43 (40) e che si stava diffondendo tra le diverse Chiese, mi pare chiaro che Marco non voleva pubblicare il Vangelo immediatamente, ma che il libro doveva rimanere in mano a chi avrebbe fatto conoscere Gesù nell’ambiente romano.

Serviva un libretto leggero, agile, breve. Così Marco fece un riassunto ordinato e lasciò alcune frasi (per esempio Mc 1,13; 9,48-50) come sintesi dei lunghi discorsi che troviamo in Matteo: i Romani non li avrebbero capiti. Se però c’era la possibilità di esporli, Pietro o altri evangelizzatori sapevano a che punto del racconto inserirli.

Marco si riteneva libero di copiare da Matteo, perché era anch’egli, come Luca, tra i «molti» che avevano composto il Vangelo secondo Matteo.

Marco era giovane e non era capace di grandi costruzioni storiche, o semplicemente narrative. Prese quel che c’era e usò molte parti del testo greco di Matteo e di Luca.

Niente impedisce che Marco abbia scritto subito in greco e non in aramaico. Lo stile è quello aramaico, ma vi si trovano vocaboli greci di Luca. Il testimone del suo racconto, Pietro, essendo di Galilea parlava correntemente sia l’aramaico sia il greco, ma non avrebbe saputo scrivere in greco.
Gli studiosi hanno notato che il Vangelo è stato scritto da una persona sola, ma raccoglie ciò che è stato scritto da molti. In realtà possiamo constatare, senza bisogno di ricerche complesse, quali sono le sue fonti: erano gli altri tre Vangeli, la testimonianza di Pietro e quella altri protagonisti che Marco ha potuto conoscere nella comunità di Gerusalemme.

 

Quando ha scritto Marco?

 

Il Padre O’Callaghan, analizzando il frammento di papiro 7Q5 trovato nelle grotte di Qumran, ha notato che questo si può far coincidere soltanto con Mc 6,53-54. Il reperto è dunque prezioso, perché è stato trovato in un vaso di terracotta contenente papiri provenienti da Roma e perché è stato scritto prima dell’anno 50. Si possono avanzare infinite obiezioni alla scoperta, ma essa resta una identificazione concreta.

Se, poi, il testo stesso di questo Vangelo ci permette di capire che è una sintesi e un riepilogo degli altri te Vangeli, allora questi erano scritti prima dell’anno 50.

 

Considerazioni incrociate

 

Ritorniamo al brano evangelico e ricordiamo che le parole precise pronunciate da Gesù sul Monte degli Ulivi si trovano nel Vangelo di Luca. Confrontiamo i tre Vangeli per riconoscere il percorso seguito da Marco.

Marco cerca di riunire tutto ciò che è stato compreso del discorso di Gesù. Ma dice, come Matteo, che nemmeno Gesù poteva sapere il giorno e l’ora, che dunque Gesù ha usato quei termini apocalittici per rivelare solo ciò che era necessario e per non rivelare troppe cose del futuro.

Soltanto qualche anno dopo Luca, Giovanni e uno o più scribi hanno potuto mettere a punto il senso delle parole di Gesù e l’hanno scritto nell’Apocalisse.

 

Sempre vigilare

 

Alcune affermazioni profetiche di Gesù avrebbero trovato compimento entro quella generazione, e sappiamo che Gerusalemme e il Tempio furono distrutti soltanto 30 (27) anni dopo. Altre si sarebbero compiute in un giorno e in un’ora che non che non dovevano essere precisati.

Questo sarebbe stato definito meglio in seguito nell’Apocalisse.

Occorre attendere e desiderare sempre che il Signore Gesù venga: sia in modo invisibile, come nascosto dalle nubi eppure efficace, sia in modo visibile «nell’ultimo giorno» (Ap 22,16-21.

 

 


 


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