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III domenica di Avvento

- Anno C -

 

indice delle feste

 

 

Dal vangelo secondo Luca

Lc 1,39-48

 

39 In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda. 40Entrata nella casa di Zaccaria, salutò Elisabetta. 41Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo . Elisabetta fu colmata di Spirito Santo 42ed esclamò a gran voce: "Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! 43A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? 44Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo . 45E beata colei che ha creduto nell'adempimento di ciò che il Signore le ha detto".
46 Allora Maria disse:

 

"L'anima mia magnifica il Signore

47e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore,

48perché ha guardato l'umiltà della sua serva.

D'ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata.

 

 

Introduzione

 

Vedere l'introduzione generale.

 

I luoghi

 

La «montagna» e la «città di Giuda» raggiunte da Maria potevano essere situate soltanto nella zona individuata dalla tradizione. Doveva essere una zona con abitazioni usuali, non una zona di pastori ma coltivata, ossia quella a ovest di Gerusalemme.

 

La madre di Gesù, ragazza istruita

 

Questo cantico manifesta l’istruzione che Maria aveva ricevuto fin da piccola. Perché lei, se le altre bambine normalmente non venivano mandate a scuola?

È chiaro, leggendo questo brano, che la Vergine Maria frequentava l’ambiente sacerdotale, anzi doveva essere proprio di famiglia sacerdotale, perché i suoi parenti erano di questa stirpe: Zaccaria della classe di Abia, Elisabetta della stirpe di Aronne.

Per questo le era stata assicurata una buona istruzione.

Il cantico è suo, e l’ha poi ricordato a memoria, come a memoria ripeteva tutte quelle cose che la riguardavano e che leggiamo nei primi due capitoli di Luca.

 

Il mistero “grezzo”

 

Storie di mamme, con tutte le loro sofferenze, le loro gioie, i loro segreti e i loro discorsi.

Ma storie che la gente non poteva cambiare, chiacchierando e banalizzando. Qui i fatti erano ben straordinari; erano da capire; non si poteva evitare di nutrire un rispetto e un timore per essi.

Le due donne, una sui quattordici anni e l’altra presumibilmente sui quaranta, né si vantavano, né ci hanno tenuto nascosto il mistero che si compiva storicamente nel loro grembo. Realtà femminili, ma non da tenere per loro.

Non c’erano aureole, c’erano fatiche da affrontare. Maria stava per affrontare la più dura incomprensione di Giuseppe: se non lo avesse avvisato l’angelo...

Il Cristo re dei Giudei, che stava per nascere, e il suo precursore e presentatore al popolo stavano sviluppandosi nel pancione delle loro mamme. Niente fantasie, anche se avvenivano fatti inimmaginabili, ma occupazioni quotidiane da svolgere.

Allora il cantico di Maria è soltanto un’espressione molto concreta di quello che Maria sentiva e viveva nell’anima e nel corpo, a contatto con il Figlio e nel colloquio con la parente Elisabetta.

Un cantico da non idealizzare ma da ripetere con lei, perché possiamo rivivere con lei il fatto storico, cioè inequivocabile, e nello stesso tempo soprannaturale, segno della potenza di Dio tra noi.

 


Iniziativa personale di un laico cattolico, Giovanni Conforti  - Brescia - Italia.

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