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- anno C -

 

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Dal Vangelo secondo Luca

Lc 17,11-19

 

11Lungo il cammino verso Gerusalemme, Gesù attraversava la Samaria e la Galilea. 12Entrando in un villaggio, gli vennero incontro dieci lebbrosi, che si fermarono a distanza 13e dissero ad alta voce: "Gesù, maestro, abbi pietà di noi!".

14Appena li vide, Gesù disse loro: "Andate a presentarvi ai sacerdoti".

E mentre essi andavano, furono purificati. 15Uno di loro, vedendosi guarito, tornò indietro lodando Dio a gran voce, 16e si prostrò davanti a Gesù, ai suoi piedi, per ringraziarlo. Era un Samaritano.

17Ma Gesù osservò: "Non ne sono stati purificati dieci? E gli altri nove dove sono? 18Non si è trovato nessuno che tornasse indietro a rendere gloria a Dio, all'infuori di questo straniero?". 19E gli disse: "Àlzati e va'; la tua fede ti ha salvato!".

 

 

Commento storico

 

Introduzione

 

Vedere l'introduzione generale.

 

I viaggi di Gesù a Gerusalemme

 

Il fatto avvenne in febbraio dell'anno 33.

La traduzione letterale del versetto 11 dal greco non suona "durante il viaggio verso Gerusalemme", ma "nel racarsi a Gerusalemme". Ciò non è indifferente in relazione alla veridicità storica del Vangelo secondo Luca.

Sembra che l'evangelista racconti un unico lungo viaggio di Gesù a Gerusalemme, ma in realtà i viaggi furono diversi, come testimonia il Vangelo di Giovanni, tutti tesi allo scopo di preparare l'ingresso trionfale come Re nel nome del Signore. Seguì a ciò, in modo imprevisto per il popolo ebreo, la crocifissione e la definitiva vittoria sulla morte.

In questa occasione Gesù stava venendo dalla Galilea, dove aveva predicato per l'ultima volta. Ma non andava verso la Giudea, stava tornando al di là del Giordano nella regione che si chiamava Perea, dove Giovanni Battista aveva battezzato.

Il gruppo di uomini che gli si avvicinò, fuori dal villaggio, era unito dalla malattia, contagiosa e quasi sempre inguaribile a quei tempi.

Anche l'evangelista Luca, che ha scritto l'episodio, era presente, vide e udì Gesù e i dieci lebbrosi.

 

L'ostacolo della legge

 

Mentre, nella parabola del Buon Samaritano, Gesù ha raccontato come esempio il diverso comportamento dei tre passanti in relazione alla legge (note a Lc 10,25-37 in Gesù, il Cristo), qui il comportamento si è realizzato storicamente.

Dei dieci, accomunati dalla malattia, uno era samaritano, non asservito alla legge del Tempio. Ebbe la libertà di tornare indietro a rendere grazie a Dio e quindi a ringraziare il Salvatore. Sapeva che Gesù era considerato Re e Profeta, che parlava e operava nel nome di Dio. Se gli aveva fatto questo grande bene di liberarlo dalla malattia inguaribile e impura, lo doveva considerare amico, non padrone. Di fronte a Gesù non si sentiva servo.

Gli altri nove, che erano evidentemente giudei, obbedirono al comando di presentarsi ai sacerdoti, per essere riconosciuti purificati dalla lebbra secondo la legge. Si preoccuparono di questo e non ebbero la delicatezza di tornare a ringraziare un amico, che li aveva guariti con "il dito di Dio".

La legge, le regole, prima di tutto. L'amicizia della Persona del Cristo Figlio di Dio veniva dopo.

Il sentirsi servi della legge impedì di scoprire che chi aveva fatto per loro un miracolo (non dimentichiamo mai che è un fatto storico) poteva dare loro indicazioni pratiche più sicure della legge. Ai sacerdoti ci si poteva presentare in seguito.

 

La civiltà è dono di Cristo e si costruisce con lui

 

La legge, per gli Ebrei, non era soltanto religiosa ma impegnava nell'azione sociale e politica. Pensiamo quante volte succede a noi, oggi, di augurarci che si rimedi ai comportamenti devianti attraverso nuove leggi, con sanzioni severe, adatte allo scopo.

E non ci passa nemmeno per la mente che ogni comportamento viene dal cuore, per cui si deve educare e abituare il nostro cuore a seguire, in particolare, i dieci comandamenti e il comandamento della carità di Gesù.

Così, a causa della servitù alla forza, alle leggi e alle regole, si fanno leggi nuove, con nuove sanzioni, per combattere le ingiustizie commesse da alcuni. Ma il risultato che si ottiene è una minor libertà per tutti, una schiavitù che diventa sempre più completa e incatena sempre più l'intimità della nostra vita.

Chi si vanta di poter mantenere la civiltà combattendo la libertà delle singole persone, non ricorda nemmeno più che è possibile crescere in civiltà solo educando la libertà personale, perché ognuno sappia esprimersi al massimo nel fare il bene.

Purtroppo l'educazione della coscienza è dimenticata perfino nella Chiesa, dopo che si è dimenticato che siamo corpo e anima.

Riteniamo di essere nel giusto, anche perché non rinnoviamo la traduzione dei Vangeli dal greco: Gesù ha parlato chiaramente della nostra anima, che vale più del cibo, insieme al corpo, che vale più del vestito, essendo la persona intera destinata a ricevere il dono del Regno di Dio (note a Lc 12,22-32, in Gesù, il Cristo).

 

 


 


Iniziativa personale di un laico cattolico, Giovanni Conforti  - Brescia - Italia.

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