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Dal Vangelo secondo Matteo

Mt 9,9-13

 

9 Andando via di là, Gesù vide un uomo, chiamato Matteo, seduto al banco delle imposte, e gli disse: "Seguimi". Ed egli si alzò e lo seguì.

10 Mentre sedeva a tavola nella casa, sopraggiunsero molti pubblicani e peccatori e se ne stavano a tavola con Gesù e con i suoi discepoli. 11Vedendo ciò, i farisei dicevano ai suoi discepoli: "Come mai il vostro maestro mangia insieme ai pubblicani e ai peccatori?". 12Udito questo, disse: "Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati. 13 Andate a imparare che cosa vuol dire: Misericordia io voglio e non sacrifici. Io non sono venuto infatti a chiamare i giusti, ma i peccatori".

 

 

Commento storico

 

Introduzione

 

Vedere introduzione generale

 

Perché fu pronto a seguire Gesù?

 

L'episodio raccontato dal Vangelo di oggi avvenne a Cafarnao, sulla riva del Lago di Galilea; presumibilmente era maggio dell’anno 31.

Da Cafarnao passava un’importante via militare e di commercio, collegata con Babilonia, con Tiberiade, Gerico e Gerusalemme, con la via che conduceva ai porti del Mediterraneo.

Da circa un anno Gesù era venuto ad abitare qui, in casa di Simon Pietro. Simone era di Betsaida ma pescava da questa parti.

Nel Vangelo secondo Luca leggiamo che Matteo si chiamava anche Levi, vale a dire che era della tribù sacerdotale. Ma era esattore delle tasse (pubblicano), amico dei Romani, quindi considerato traditore del suo popolo e del suo ruolo.

Come dunque Matteo, impiegato romano e poco fedele alla propria religione, poteva sentirsi attratto dal Regno del Messia, che secondo la gente doveva liberare Israele dai Romani?

Certamente il pubblicano, molto realista, fu colpito dalle parole e opere straordinarie di Gesù.

Di sicuro conosceva bene Simone. Questi era socio di Giovanni, che a sua volta era amico di persone importanti nell’ambiente del Tempio.

Per questa via aveva già ricevuto da Gerusalemme l’incarico ufficiale di scrivere ciò che Gesù faceva e diceva, forse per interessamento di Luca e del sacerdote Teofilo. Lo apprendiamo esaminando attentamente l’introduzione del Vangelo di Luca.

Per tutto questo Matteo, già simpatizzante di Gesù, seguì immediatamente il Maestro quando venne chiamato.

È stato proprio Matteo a scrivere, in ebraico, gran parte di ciò che Luca ha tradotto in greco e trascritto (negli anni 35-36 d.C.). Ma poi ha riorganizzato il tutto nel Vangelo, in lingua greca, che porta il suo nome (negli anni 36-39 d.C. e pubblicato nel 40 a Gerusalemme e nell’Impero Romano).

Marco l’ha riassunto negli anni 42-44 e l'ha presto pubblicato a Roma. Il manoscritto 7Q5, studiato da Padre O'Callagan, riporta alcune parole del Vangelo di Marco in greco e risale a prima del 50 d.C.

 

Gesù gradito ai Gentili (Romani)

 

Gesù, mangiando con chi aveva bisogno di conversione, apriva la porta della misericordia ai Gentili. I Romani gli furono amici dal principio. Non dimentichiamo che in seguito accordarono fiducia ai Cristiani per più di trent’anni.

Il Maestro di Galilea, terra di passaggio di Giudei e Greci, di Occidentali e Orientali, di Ebrei e Gentili, di lingua aramaica e greca, cominciò proprio dalla Galilea a regnare, nel nome del Signore Dio di Israele.

Gradito, perché aveva amici tra gli amici dei Romani, ma nessuno poteva dirsi scontento di Gesù, quando si fosse proclamato Re, nemmeno i peccatori, ebrei o gentili.

Così il Cristo poté entrare indisturbato a Gerusalemme come Re. Anzi vi entrò con tanto di vessillo regale (Lc 9,51). Si deve pensare che Roma, dopo un periodo di governo poco efficace della Palestina attraverso i procuratori, vedesse di buon occhio un re acclamato dalla gente, pacifico, buono.

 

Il Cristo Re, medico buono

 

Così, oggi, noi non abbiamo niente da temere se siamo fedeli a lui, perché tutti ne potrebbero trarre beneficio.

Gesù non temeva di ricevere cattivo esempio dai peccatori, perciò accettava i loro inviti. Per noi è più difficile uscire indenni dall’amicizia con peccatori; ma non lo è poi tanto se aderiamo al Maestro concretamente. Egli rimane riferimento sicuro e pratico per noi, e possiamo portare come esempio reale a chi è peccatore.

Non è colpa di chi vuole essere fedele al Cristo, se altri gli sono lontani, ma sarebbe colpevole lasciarci mettere a disagio dai “peccatori”, come se oltre Gesù ci fossero alcuni capaci di farci vivere più pienamente.

Dovremmo avere il buon accorgimento di parlare più normalmente del Cristo Re tra cristiani, giovani o adulti, per forgiarci una cultura concreta riferita a lui.

 

Gesù, essendo Dio, supera e completa la Legge

 

Storicamente, Gesù è nato e vissuto nel popolo ebreo, suscitandovi simpatia e odio, mai indifferenza. Molti dei capi erano con lui e sono giunti al punto di proclamarlo re.

Gli Ebrei, anche oggi, portano al mondo un grande bisogno di salvezza e di pace, ma non riescono a realizzarle con la cultura, la scienza, l’intraprendenza e il potere.

Gesù Cristo, proveniente da loro e dichiarandosi Figlio di Dio, pieno di carità e insegnando ad aver cara ciascuna persona umana, si offre come salvezza e pace per ogni cultura, scienza, intraprendenza e potere.

 

 


 


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