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IV domenica di Pasqua

- Anno A -

 

indice delle feste

 

Dal Vangelo secondo Giovanni

Gv 10,1-10

 

1 "In verità, in verità io vi dico: chi non entra nel recinto delle pecore dalla porta, ma vi sale da un'altra parte, è un ladro e un brigante. 2Chi invece entra dalla porta, è pastore delle pecore. 3 Il guardiano gli apre e le pecore ascoltano la sua voce: egli chiama le sue pecore, ciascuna per nome, e le conduce fuori. 4E quando ha spinto fuori tutte le sue pecore, cammina davanti a esse, e le pecore lo seguono perché conoscono la sua voce. 5Un estraneo invece non lo seguiranno, ma fuggiranno via da lui, perché non conoscono la voce degli estranei". 6Gesù disse loro questa similitudine, ma essi non capirono di che cosa parlava loro.

7 Allora Gesù disse loro di nuovo: "In verità, in verità io vi dico: io sono la porta delle pecore. 8Tutti coloro che sono venuti prima di me, sono ladri e briganti; ma le pecore non li hanno ascoltati. 9Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvato; entrerà e uscirà e troverà pascolo. 10Il ladro non viene se non per rubare, uccidere e distruggere; io sono venuto perché abbiano la vita e l'abbiano in abbondanza".

 

 

Commento storico

 

Introduzione

 

Vedere introduzione generale

 

Chi può osare dir questo?

 

Sembra di udire le parole di un condottiero potente, di un re: ma nessun personaggio di questo livello riesce ad avere attenzione per ciascuno di coloro che governa.

Nessuno ha mai potuto dire parole come queste, con autorità e verità come le ha dette Gesù.

A noi potrebbe sembrare che nemmeno lui sia riuscito a fare quel che ha detto: ormai, dopo duemila anni…

 

Re e Pastore buono nella sua Terra

 

Ma facciamo il punto della situazione.

Gesù pronunciò questo discorso alla Festa delle Capanne dell’anno 32, vale a dire agli inizi di ottobre di quell’anno.

Alla fine di marzo aveva moltiplicato i pani e i pesci; per il miracolo, alcuni avrebbero voluto rapirlo per farlo re, ma egli si comportò da pastore e re di tutti. Anzi, insegnando e compiendo miracoli, visitò pecore fuori dal suo ovile di Israele, spingendosi fino alla regione di Tiro e Sidone, fino a Cesarea di Filippo e fin nella Decapoli, attraversando ogni volta il Lago di Galilea.

Osservando la terra di Palestina e ricordandone la storia, si può notare che vi sono stati fatti tutti i tentativi possibili di conquista e di riappacificazione, ma nessuno è mai riuscito a compiere l’opera che Gesù Cristo realizzò concretamente in quei mesi.

Quasi tutti lo consideravano re e i Romani non si sarebbero opposti. Gesù stesso però avvisò i discepoli che avrebbe dovuto soffrire molto ed essere ucciso, per poi risorgere.

Nell’ultima settimana di ministero assicurò la sua presenza nei secoli, affidando agli Apostoli il potere di celebrare l’Eucaristia. Dopo la risurrezione diede loro altri poteri, poi si rese invisibile salendo al cielo, ma in questo modo rimane con i suoi «fino alla conclusione dei secoli».

Se, come abbiamo visto, la testimonianza su di lui nei Vangeli è affidabile, Gesù è reale anche oggi, vivo e potente: il re che visitava la sua terra, il re che «ha fatto di noi un regno e sacerdoti per Dio (d’Israele) e Padre suo» (Ap 1,6).

 

Pastore nel nostro territorio

 

I discepoli, sentendo Gesù descrivere con realismo ciò che avviene nell’ambiente dei pastori e delle pecore, non capivano che cosa volesse dire.
Non immaginavano che egli, così attento a ogni persona, fosse anche tanto potente da occuparsi di tutti e di tutta la realtà con uguale attenzione e benevolenza.

Anche oggi la sua opera di pastore, che guida gli uomini ai pascoli migliori, si esprime in modo altrettanto universale e mirato, attraverso i Pastori della Chiesa, assistiti dallo Spirito Santo.

Se i Pastori non possono arrivare a tutti e dappertutto, però ciascuna persona nella Chiesa può riferirsi in ogni momento a Gesù storico, conoscerlo sempre di più nei Vangeli, e così ricevere da lui le indicazioni e la protezione che ci dà nel modo più adatto per ogni situazione.

Dalla sua terra al nostro territorio, il buon Pastore è presente fisicamente con i Sacramenti, invisibile come poteva diventare dopo la risurrezione, e guida le nostre anime e i nostri corpi, di cui non andrà perso nemmeno un capello.

 

Ma lo vogliamo?

 

Ma, se non traiamo beneficio da quel che ha detto Gesù, è perché non riusciamo a distinguere il buon pastore dal ladro; non si deve seguire o ascoltare chi è ladro.

 

Occorre un aiuto, ma i Vangeli sono sufficienti: chi è in grado di approfondire la verità storica su Gesù, dovrebbe svolgere questo servizio anche per tutti gli altri che desiderano conoscerlo.

Occorre conoscere molto Gesù storico; molto più di quanto ne parliamo. Non si dovrebbe invece parlare troppo di lui con riflessioni e fantasie, se non lo si conosce realmente.

Se è realmente nato e vissuto, operatore di miracoli, Maestro di insegnamenti straordinari, testimoniato dagli scritti evangelici e dalla Chiesa, allora lo si può conoscere fino al punto di sentirlo come il pastore che ogni momento ci chiama per nome e ci conduce al pascolo.

L’unico che ci dà equilibrio e quiete, l’unico che, oltre non darci noie, non ci inganna mai.

 

Più si vede Gesù nella realtà del suo ovile, nella realtà concreta dei pascoli e dei deserti della sua terra, e più concretamente diventa l’unico realmente in grado di sostenerci sempre, l’unico a cui ci possiamo affidare, per vivere nella piena dignità e libertà, qui e ora.

 

Il buon pastore di Palestina e di 2000 anni fa è, oggi, la nostra vita piena, anzi abbondante. Si deve infatti notare che Gesù, il buon pastore, ha detto e ha fatto, in modo divino, tutto il bene necessario per chi gli era vicino o lontano, nello spazio e nel tempo.

Dal Monte delle Beatitudini si ha questa vista panoramica sui luoghi in cui Gesù svolse momenti importanti del suo ministero in Galilea.

Sotto a destra si trova Cafarnao. Il pendio che sale al di là del lago è il monte su cui realmente Gesù moltiplicò i pani e i pesci. Al centro si apre verso destra una valle, che conduce alla collina rocciosa su cui sorgeva la città di Gamla. Da qui avevano notato il movimento di folla, erano venuti a controllare e avevano visto «il segno» compiuto da Gesù, perciò «stavano per venire a rapirlo per farlo re» (Gv 6,15).

 


 


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