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- Anno A -

 

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Dal Vangelo secondo Giovanni

Gv 3,16-18

 

16 Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. 17Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. 18Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell'unigenito Figlio di Dio.

 

 

Commento storico

 

Introduzione

 

Vedere introduzione generale

 

Parole autentiche

 

Il nome Nicodemo è greco, composto da “nicos” (vincitore) e “demos” (popolo).

L’evangelista Giovanni frequentava soprattutto persone di lingua greca, come Andrea, che fu il primo discepolo di Gesù insieme a lui, o come Filippo di Betsaida.

Anche Gesù ebbe a che fare con queste persone e direttamente con un gruppo di Greci. (a)

Tutti questi erano Ebrei ellenisti o prosèliti, cioè convertiti all’ebraismo, non erano Gentili, detti così perché appartenenti alle Genti politeiste e idolatre.

In realtà, in Galilea la gente parlava in greco o in aramaico, secondo le esigenze. Particolarmente nella zona di Betsaida e di Gamla la popolazione ebrea era mista di Giudei e di Siri di lingua greca, come dice Flavio Giuseppe. (b) Giovanni e Gesù sono cresciuti in quelle zone.

Considerazioni che ci fanno dire, con sorpresa, che le parole di Giovanni, scritte in greco, sono le parole esatte pronunciate da Gesù.

Giovanni, da buon discepolo, scriveva sotto dettatura.

Così, traducendo noi “outos gar egàpesen”, non dobbiamo intendere un generico “ha tanto amato”, ma “ha avuto tanto caro, tanto prezioso” il mondo, da…

 

La Trinità, un fatto sensibile

 

Si può riflettere infinitamente sulla Trinità, ma noi Cristiani sappiamo di questo mistero perché si è fatto vedere e sentire al Battesimo di Gesù Cristo.

Non comprendiamo molto, e non è necessario. Il bello della nostra vita, spirituale e fisica, ha origine dalla Trinità.

Se noi ascoltiamo il Cristo (in greco, cioè il Messia, in ebraico), incontriamo la Trinità nella complessa vita quotidiana.

L’unigenito Figlio di Dio che gli uomini hanno visto, l’uomo Gesù, pronuncia le parole del Padre, date a lui dallo Spirito non contate.

 

Il nostro “ambiente di vita”

 

Il Padre, dunque, dopo aver fatto bene ogni cosa, e dopo che il serpente ha allontanato l’uomo e la donna da lui, continua a creare l’anima di ciascuno dei suoi figli e poi li lascia liberi di vivere secondo natura. Ma sempre gli uomini sono stati religiosi: hanno offerto sacrifici alla divinità e ne hanno ricevuto sicurezza e consolazione, in diversi modi.

Perfino il politeismo ha senso, perché gli uomini hanno intuito che Dio non è solitario, non è una sola Persona.

Il Padre ha mandato il Figlio, Gesù Cristo che, morto sulla croce, è “disceso agli inferi” per dare possibilità di vita eterna, nel suo Regno, anche a tutti quelli che son vissuti prima della sua venuta sulla Terra.

La Trinità, tre Persone ben distinte, talmente vive nella carità tra loro da essere un solo Dio, è “l’ambiente” in cui esiste l’universo e la nostra vita. Dunque alle Tre Persone niente può sfuggire.

Da quando però la Trinità ha manifestato la cura particolare verso gli uomini in Gesù, tutto ciò che fa la Trinità si è visto in Lui. Niente della nostra vita sfugge a lui, anche i nostri capelli sono tutti contati e nemmeno uno andrà perduto.

 

NOTE

 

(a) Vedere Gv 7,35 e 12,20.

 

(b) Puoi consultare Gamla e Storia dei quattro Vangeli.

 

 


 


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