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Dal Vangelo secondo Matteo

Mt 13,44-52

 

44 Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto nel campo; un uomo lo trova e lo nasconde; poi va, pieno di gioia, vende tutti i suoi averi e compra quel campo.

45Il regno dei cieli è simile anche a un mercante che va in cerca di perle preziose; 46trovata una perla di grande valore, va, vende tutti i suoi averi e la compra.

47Ancora, il regno dei cieli è simile a una rete gettata nel mare, che raccoglie ogni genere di pesci. 48Quando è piena, i pescatori la tirano a riva, si mettono a sedere, raccolgono i pesci buoni nei canestri e buttano via i cattivi. 49Così sarà alla fine del mondo. Verranno gli angeli e separeranno i cattivi dai buoni 50e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti.

51Avete compreso tutte queste cose?". Gli risposero: "Sì". 52 Ed egli disse loro: "Per questo ogni scriba, divenuto discepolo del regno dei cieli, è simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche".

 

 

Commento storico

 

Introduzione

 

Vedere introduzione generale

 

Un Vangelo esemplare

 

Siamo arrivati al passo decisivo per comprendere il Vangelo di Matteo, i due versetti in cui Gesù autorizza gli scribi a trarre dal loro tesoro qualcosa che non ha detto o fatto storicamente in quel modo esatto.

Ma gli scrittori lo dicono apertamente, non è successo per sbaglio. Si sono pure serviti di ingegnosi espedienti per modificare in ogni maniera possibile il primo Vangelo pubblicato da Matteo in “ebraico”.

Avvantaggiandoci degli studi del Padre Carmignac, (a) possiamo supporre che Matteo avesse steso la relazione, (b) la “cronaca”, dei fatti nella lingua biblica giudaica. Aveva ricevuto l’incarico di scrivere direttamente da persone dell’ambiente del Tempio.

Nello stesso tempo Gesù aveva autorizzato ogni scriba, che avesse compreso il suo insegnamento riguardo al Regno di Dio, a estrarre cose nuove e antiche dal tesoro.

Il Vangelo secondo Matteo appare allora come un esempio di questa iniziativa, particolarmente autorevole perché attuato da scribi testimoni dei fatti.
Ciò che hanno fatto era pienamente onesto, perché nello stesso tempo ci hanno conservato integro tesoro nei Vangeli di Luca e Giovanni.

Tuttavia gli scribi di Matteo, dovendo estrarre, dalle parole e opere del Maestro, insegnamenti secondo la loro comprensione, hanno ricavato tutto ciò che si poteva comprendere in quei tempi, non tutto ciò che Gesù ha portato all’umanità e che vale per ogni tempo.

 

Disegni provvidenziali

 

Mentre Gesù insegnava e agiva personalmente, il tesoro si stava costituendo.

Quando Gesù non era più visibile, occorreva far memoria elle sue parole e azioni esatte, sempre valide, per applicarle alle sempre nuove situazioni.

Gli scribi di Matteo, partendo dal tesoro scritto, hanno compiuto per primi questa operazione, ottenendo in tal modo “cose nuove”. Le stesse modifiche, per sé insignificanti, di alcuni particolari dei fatti storici, venivano considerate “cose nuove”.

L’ambiente ebraico in cui si trovavano favorì “l’estrazione di cose antiche”, i collegamenti con le Scritture, perché Gesù fosse riconosciuto come il Messia annunciato dai profeti. Questo aspetto è molto autorevole in Matteo ed è stato ripreso poi da Giovanni nell’Apocalisse.

Il lavoro compiuto dai «molti» scribi è un’interpretazione delle azioni e degli insegnamenti di Gesù.

Detto questo, si comprende perché tante volte sia stato necessario da parte della Chiesa Cattolica curare l’interpretazione autentica dei Vangeli. Infatti è impossibile far coincidere molti passi di Matteo con quelli degli altri sinottici e di Giovanni. Occorre perciò distinguere con chiarezza tra i fatti storici, in Luca, Giovanni e Marco, e l’interpretazione, in Matteo, altrimenti si rende difficile ciò che Gesù aveva detto e compiuto in modo semplice.

Il problema non esisteva quando i Vangeli furono scritti, perché si conosceva bene la funzione di ciascuno di essi. Ma gli Evangelisti non potevano tenere conto di ciò che sarebbe successo dopo, in modo sconvolgente: la rivolta giudaica, l’allontanamento progressivo tra Cristiani ed Ebrei, le persecuzioni dei Cristiani da parte degli imperatori di Roma.

Non si deve dimenticare che il Vangelo di Matteo, redatto apposta per l’insegnamento e rivolto alle autorità ebraiche, all’inizio era l’unico diffuso nell’impero romano. Perciò rimase fondamentale anche in seguito, non considerato come interpretazione ma come racconto storico di uno degli apostoli testimoni.

 

Invito a incontrare il Cristo storico oggi

 

Mi pare giusto oggi, mentre siamo sommersi da tanti studi critici, identificare con precisione la finalità originale del Vangelo di Matteo, per non vincolarci inutilmente alle interpretazioni dei primi anni della Chiesa.

È un rischio da correre per non relegare anche Gesù in situazioni passate.

Ora si può riscoprire che è molto meno importante il compito, assegnato agli “scribi”, di interpretare i fatti storici della vita di Gesù, e che è più importante conoscere lui, contemplarlo e provare a mettere in pratica ciò che ha detto e fatto.

C’è meno pericolo di sbagliare nel mettere in pratica che nell’interpretare. Anzi, la necessità di attendere un’interpretazione ci blocca nell’agire. Anche la salvezza di Gesù è risultata ostacolata lungo i secoli: il Regno di Dio è rimasto in mano agli “scribi”. I bambini, i semplici non hanno potuto sentire molto vicino il loro Re.

Ma anche questo è stato voluto dallo Spirito Santo e dalla Provvidenza di Dio.

Ora, il Vangelo di Matteo è un invito autorevole, da parte di Gesù stesso e degli scribi testimoni, a estrarre dal tesoro legami con le radici della nostra fede e applicazioni adatte al tempo che stiamo vivendo.

Se rinnoviamo la coscienza storica delle radici, non abbiamo bisogno di attendere le sentenze di super esperti, cui sembra debbano dare ascolto anche il Papa e i Vescovi.

E non si tratta di interpretare i Vangeli ciascuno per conto proprio, ma di incontrare personalmente Gesù, il Cristo storico. Se occorrono interpretazioni, certamente in misura molto minore, quelle sono ancora prerogativa del Magistero della Chiesa.

 

Un tesoro nascosto e una perla preziosa?

 

Il tesoro è nascosto e prezioso, ma in un campo dove si coltiva, o nel “campo” dove si trafficano cose di valore, non in una congrega esoterica.

Non è comprensibile solo agli iniziati e non è riservato a pochi eletti. Semplicemente, chi prova a fare quello che Gesù dice, trova il tesoro e non lo molla più.

 

Una rete che raccoglie o i pescatori che separano?

 

Il cristiano deve avere cari tutti, ma non tutti in modo uguale. Chi ha comportamenti deviati e devianti ha bisogno di richiami forti da parte di «chi ritiene di stare in piedi». (c)

 

NOTE

 

(a) Jean Carmignac, La nascita dei vangeli sinottici, Edizioni Paoline.

 

(b) Puoi consultare Traduzione ragionata dell'introduzione del Vangelo di Luca,
Apocalisse di Giovanni,
Vangeli storici, Storia dei quattro Vangeli.

 

(c) 1 Cor 10,12.

 


 


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