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XXVI domenica del Tempo Ordinario

- Anno B -

 

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Vangelo secondo Marco

Mc 9,38-43.45.47-48

 

38 Giovanni gli disse: "Maestro, abbiamo visto uno che scacciava demòni nel tuo nome e volevamo impedirglielo, perché non ci seguiva". 39Ma Gesù disse: "Non glielo impedite, perché non c'è nessuno che faccia un miracolo nel mio nome e subito possa parlare male di me: 40chi non è contro di noi è per noi.

41Chiunque infatti vi darà da bere un bicchiere d'acqua nel mio nome perché siete di Cristo, in verità io vi dico, non perderà la sua ricompensa.

42 Chi scandalizzerà uno solo di questi piccoli che credono in me, è molto meglio per lui che gli venga messa al collo una macina da mulino e sia gettato nel mare. 43 Se la tua mano ti è motivo di scandalo, tagliala: è meglio per te entrare nella vita con una mano sola, anziché con le due mani andare nella Geènna, nel fuoco inestinguibile. 45E se il tuo piede ti è motivo di scandalo, taglialo: è meglio per te entrare nella vita con un piede solo, anziché con i due piedi essere gettato nella Geènna. 47E se il tuo occhio ti è motivo di scandalo, gettalo via: è meglio per te entrare nel regno di Dio con un occhio solo, anziché con due occhi essere gettato nella Geènna, 48 dove il loro verme non muore e il fuoco non si estingue.

 

 

Introduzione

 

Vedere l'introduzione generale.

 

Sintesti di discorsi di Gesù

 

Era vicina la Pentecoste ebraica dell'anno 32 d.C.

Si concludeva il viaggio che il Re, Gesù Cristo, stava compiendo in lungo e in largo per la Galilea e le regioni confinanti.

Marco in questo brano, così come avviene più volte nel Vangelo secondeo Matteo, raccoglie parole diverse di Gesù, non pronunciate nello stesso luogo e nello stesso momento.

Alcune di queste potrebbero essere soltanto riflessioni dei discepoli o forse potrebbero essere state conservate a memoria e non scritte subito: difficile verificarlo.

Sta di fatto che Marco, per di più ancora giovane e pur essendo guidato dall'apostolo Pietro, non può aver compreso ogni cosa che Gesù aveva detto e aveva fatto. Questa sintesi, non essendo storica né vero discorso del Signore Gesù, obbliga a complicati ragionamenti per interpretarne il senso.

Ma non dobbiamo nemmeno dimenticare che Marco cercò di dare una risposta a ogni dubbio che poteva nascere leggendo gli altri tre Vangeli, ormai scritti.

 

Essere dalla parte di Cristo e dei suoi discepoli

 

Anche Marco appare originale in alcuni punti e si può supporre che sia stato Pietro a fornirgli suggerimenti.

Negli altri Vangeli, per esempio, non troviamo questa frase: «...non c'è nessuno che faccia un miracolo nel mio nome e subito possa parlare male di me». Non è comunque una frase da approfondire oltre, perché semplicemente vuol dire che uno non può scacciare i demoni e subito dopo essere contro Gesù che compie diversi miracoli di liberazione dal diavolo.

Altre frasi sono state leggermente cambiate: «...chi non è contro di noi è per noi». Invece Luca, che riporta con maggior fedeltà le parole di Gesù, ha scritto: «Non glielo impedite, perché chi non è contro di voi, è per voi» (Lc 9,50).

Questa sentenza di Gesù non ha niente a che vedere con l'altra, che troviamo anche in Matteo: «Chi non è con me, è contro di me; e chi non accumula con me, sperpera» (Lc 11,23).

Poi il Maestro dice: «(Anche chi) vi darà da bere un bicchiere d'acqua nel mio nome perché siete di Cristo» parteciperà alla vostra ricompensa di apostoli. In Matteo c'è una frase simile: «E chi avrà dato anche solo un bicchiere di acqua fresca a uno di questi piccoli, perché è mio discepolo, in verità io vi dico: non perderà la sua ricompensa» (Mt 10,42). Luca non la riporta e la dobbiamo considerare una "cosa nuova", estratta dal "tesoro" dello scriba Matteo da parte dei "molti" (Lc 1,1) che hanno composto il Vangelo.

 

«Non è possibile far sì che non avvengano scandali...»

 

Gesù Cristo è la vera via della vita. Con lui non dovremmo temere nemmeno gli scandali, anche se non è possibile evitarli e ne soffrono maggiormente i più indifesi, ossia i bambini e i giovani.

Lo scandalo è uno sconvolgimento che qualcuno produce nel cuore e nella mente di altri, con azioni o parole immorali o anche semplicemente incomprese. Non è mai una “questione” soltanto personale, coinvolge in confusione almeno due persone, ma riguarda l’ambiente stesso in cui si parla e si agisce. Qui, nel Vangelo di Marco, è sottolineato l'aspetto dello scandalo che induce i più fragili a non credere in Gesù Cristo.

Dobbiamo inoltre ricordare che, prima di Gesù Cristo, nemmeno si percepivano certi comportamenti come scandali.

Questo avviene anche oggi, laddove si vive senza il Cristo Re.

È stato lui a illuminare il mondo con precisione, riguardo a ciò che è giusto e a ciò che è peccato e scandalo. Perciò i credenti in lui non devono riferirsi al giudizio dei non credenti, che potrebbe essere assai distorto.

 

«...tuttavia guai a colui per cui avvengono» (Lc 17,1)

 

È assai difficile riparare a uno scandalo. È altrettanto difficile per chi scandalizza ottenere il perdono.

Ma è possibile il perdono, o gli scandali sfuggono all'opera di redenzione del Figlio di Dio?

Gesù porta alla piena luce del sole il problema. Come leggiamo nel Vangelo di Luca: «Però nessuno, dopo aver acceso una lampada, la copre con un vaso o la pone sotto un letto, ma la pone su un lampadario, perché quelli che entrano vedano la luce. Non c’è, infatti, nulla di nascosto che non diventerà manifesto, né di segreto che non debba essere conosciuto e venire in piena luce» (Lc 8,16-17).

Innanzitutto, per evitare gli scandali: «Vigilate tra voi» (Lc 17,3 e note in Gesù, il Cristo).

Il Cristo Re ordina di vigilare nella comunità (questo è il senso nel testo greco) perché gli scandali non avvengano: dunque colui che non vigila permette che gli scandali avvengano.

Poi è lecito ricorrere perfino alle minacce: «Chi scandalizzerà uno solo di questi piccoli che credono in me, è molto meglio per lui che gli venga messa al collo una macina da mulino e sia gettato nel mare».

Marco, insieme a Matteo, aggiunge una specie di supplica: «Se la tua mano ti è motivo di scandalo, tagliala: è meglio per te entrare nella vita con una mano sola, anziché con le due mani andare nella Geènna, nel fuoco inestinguibile. E se il tuo piede ti è motivo di scandalo, taglialo: è meglio per te entrare nella vita con un piede solo, anziché con i due piedi essere gettato nella Geènna. E se il tuo occhio ti è motivo di scandalo, gettalo via: è meglio per te entrare nel regno di Dio con un occhio solo, anziché con due occhi essere gettato nella Geènna, dove il loro verme non muore e il fuoco non si estingue».

 

Perdono e riparazione possibili

 

Dopo aver vigilato con attenzione e onestà tra di noi, dopo aver fatto tutto il possibile perché non si verifichino scandali, dopo avere perfino usato le minacce e le suppliche, se ne avviene ugualmente qualcuno, dobbiamo aver fiducia di poterne ripararne gli effetti.

Gesù chiede che non si lasci degenerare il comportamento di una persona dentro la comunità, che non la si isoli poi come un appestato, ma che la si induca al pentimento e che si giunga a perdonarla.

Anche il “piccolo” scandalizzato deve essere coinvolto nel perdono e nella correzione di colui che gli ha dato scandalo, così che ciò che è stato di scandalo sia ricuperabile nella vita di carità e, magari, sia trasformato in un bene nuovo.

«Se il tuo fratello pecca, rimproveralo; ma se si pente, perdonagli» (Lc 17,3). Sembra proprio che Gesù consideri anche chi ci scandalizza alla stregua di uno che ci offende e sembra che voglia infonderci il coraggio di sentirci al suo livello, non come chi subisce.

Il perdono, in questo caso appare particolarmente importante: «E se pecca sette volte al giorno contro di te e sette volte ti dice: “Mi pento”, tu gli perdonerai» (Lc 17,4).

Questa è una parola di salvezza, non di ansia, e niente deve essere mai considerato perduto se seguiamo il Cristo Re: «il Figlio dell'uomo, infatti, è venuto a cercare e a salvare ciò che è perduto (Lc 19,10 e note in Gesù, il Cristo).

 

Tagliala...

 

Leggendo i versetti 42-48 di questo brano di Vangelo è particolarmente importante rendersi conto che non si tratta di parole pronunciate realmente da Gesù, ma di parole attribuite a lui nella riflessione successiva dei discepoli. Le troviamo simili nel Vangelo secondo Matteo. Questo Vangelo era la Nuova Legge del Cristo Re, redatta dai «molti» scribi cristiani che si trovavano a Gerusalemme negli anni in cui "la Chiesa era in pace per tutta la Giudea, la Galilea e la Samarìa" (At 9,31). Fu un periodo di circa trentacinque anni, dal 33 al 67 (64) d.C., in cui gli Apostoli erano a Gerusalemme ed erano rispettati dai Giudei.

Questi versetti danno dei consigli paradossali che, se venissero eseguiti alla lettera, sarebbero delle vere colpe. Il significato non è di una profondità divina; intende semplicemente spiegare che «la vita» (non meglio definita perché è vita in senso pieno ed eterno, già in questo mondo) è più importante di qualsiasi limitata soddisfazione scandalosa.

 

 


 


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