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XXX domenica del Tempo Ordinario

- Anno B -

 

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Vangelo secondo Marco

Mc 10,46-52

 

46 E giunsero a Gerico. Mentre partiva da Gerico insieme ai suoi discepoli e a molta folla, il figlio di Timeo, Bartimeo, che era cieco, sedeva lungo la strada a mendicare. 47Sentendo che era Gesù Nazareno, cominciò a gridare e a dire: "Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!". 48Molti lo rimproveravano perché tacesse, ma egli gridava ancora più forte: "Figlio di Davide, abbi pietà di me!". 49Gesù si fermò e disse: "Chiamatelo!". Chiamarono il cieco, dicendogli: "Coraggio! Àlzati, ti chiama!". 50Egli, gettato via il suo mantello, balzò in piedi e venne da Gesù. 51 Allora Gesù gli disse: "Che cosa vuoi che io faccia per te?". E il cieco gli rispose: "Rabbunì, che io veda di nuovo!". 52E Gesù gli disse: "Va', la tua fede ti ha salvato". E subito vide di nuovo e lo seguiva lungo la strada.

 

 

Introduzione

 

Vedere l'introduzione generale.

 

Marco conosce il nome

 

Pare proprio che l'evangelista Marco, per comporre il suo Vangelo, abbia raccolto informazioni da varie fonti: «Riapitolazione del Vangelo di Gesù Cristo, Figlio di Dio» (Mc 1,1). Se però analizziamo bene ciò che ha scritto, possiamo verificare che queste informazioni si trovano tutte negli altri tre Vangeli, tranne quelle che ha udito dall'apostolo Pietro e alcune che ha raccolto egli stesso dai testimoni.

Non dimentichiamo che Marco doveva essere quel giovinetto che sfuggì alle guardie venute nel Getsemani ad arrestare Gesù (Mc 14,51).

In questo episodio, che troviamo anche in Luca e Matteo, solo Marco riferisce il nome del cieco che implorava la guarigione. Possiamo facilmente immaginare che Bartimeo frequentasse la comunità cristiana di Gerusalemme, dove si trovava anche Marco. Infatti, dopo essere stato guarito da Gesù, lo aveva seguito.

Freschezza e immediatezza del fatto, che non è un avvenimento qualsiasi ma un miracolo. Dobbiamo rendercene conto, dopo due millenni. Non c'è alcuna enfasi nel racconto, alcuna fantasiosa esagerazione, solo la gioia di aver assistito a un atto di potenza divina nella vita quotidiana di Gerico, a un atto di grazia del Re Gesù Cristo.

 

Varianti e interpretazioni

 

Nel passo corrispondente di Matteo (Mt 20,29-34), il cieco si trova all'uscita da Gerico. In quello di Luca (Lc 18,25-43), il cieco è all'ingresso.

Marco unisce le due varianti, ben sapendo che la versione giusta è quella di Luca, ma avendo partecipato egli stesso a cambiare, per esigenze editoriali, un particolare poco significativo.

Si tratta, in ogni caso, di un fatto storico di cui si può ricercare l'esattezza dei particolari oppure cogliere l'importanza sorprendente del miracolo.

Ma per noi, così distanti nel tempo, persino i particolari sono essenziali per comprendere che cosa il Padre ha ordinato di fare a Gesù e che cosa ci suggerisce lui perché abbiamo salvezza e vita eterna già in questo mondo.

D'altra parte, l'incertezza dei particolari rende difficile comprendere e mettere in pratica le parole e le conseguenze delle opere di Gesù Cristo.

Così sembrerebbe giustificata un'interpretazione simbolica dei Vangeli.

Ma il risultato è devastante; ci porta a dubitare di tutto e ad affidarci a una ipotetica "buona volontà" di molte persone che si sforzano di credere in Cristo. In realtà la "buona volontà" è quella di Gesù stesso, che oggi è ormai conosciuta in tutto il mondo, spesso in modo inconsapevole.

Oppure si cerca nella filosofia la verità, che sarebbe soltanto suggerita dai Vangeli ma non sarebbe nata dai fatti storici della vita di Cristo.

Altrettanto e ancor di più devastante!

Chi si applica alla filosofia non arriva mai a possedere concretamente la verità, mentre la verità di Cristo è lui stesso, Pane che possiamo mangiare nell'Eucaristia.

In poche parole: occorre distinguere nei Vangeli i particolari storici dalle riflessioni dei discepoli di Gesù. Lo possiamo fare con precisione, partendo dai Vangeli di Luca e di Giovanni.

 

 


 


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