In nome di Maria

 

 

 

Con il Papa

Solidità della Dottrina e della Tradizione

I testimoni della origini

 

 

La Bibbia è Parola di Dio,

scritta con parole umane

che noi possiamo comprendere


 

È lecito, a un laico (cattolico), pubblicare queste considerazioni?

 

Argomenti: a1, a2, a3, a4, a5, a6, a7, a8, a9, a10, a11

(a1) Dal Vangelo di Pasqua, Gv 20,6-7, difficile da tradurre dal greco perché scritto con termini che hanno di solito un altro significato:

"Giunge intanto anche Simon Pietro che lo seguiva ed è entrato nel sepolcro e vede i lini appiattiti, e il sudario, che era (legato) sul suo capo, non appiattito tra i lini, ma avvolto in rilievo, pressoché ne(lla) posizione primitiva".

È una certificazione "a enigma", dove le parole hanno senso quando si ricostruisce la scena.
Il corpo di Gesù non c'era più, dentro il lini ancora legati, ma soprattutto la testa non poteva essere stata sfilata senza disfare i legacci.

Giovanni crede che Gesù è risorto perché vede una prova inequivocabile.

Una certificazione, una volta prodotta, vale per sempre.

 

La Sindone

 

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(a2) Un angelo, o due, apparvero al sepolcro di Gesù?

 

"Ed ecco che vi fu un gran terremoto: un angelo del Signore, sceso dal cielo, si accostò, rotolò la pietra e si pose a sedere su di essa. Il suo aspetto era come la folgore e il suo vestito bianco come la neve. Per lo spavento che ebbero di lui le guardie tremarono tramortite. Ma l'angelo disse alle donne: «Non abbiate paura, voi! So che cercate Gesù il crocifisso»" (Mt 28,2-5).

 

"Entrando nel sepolcro, videro un giovane, seduto sulla destra, vestito d'una veste bianca, ed ebbero paura" (Mc 16,5).

 

"Maria invece stava all’esterno vicino al sepolcro e piangeva. Mentre piangeva, si è chinata verso il sepolcro e vede due angeli in bianche vesti, seduti l’uno dalla parte del capo e l’altro dei piedi, dove giaceva il corpo di Gesù" (Gv 20,11-12).

 

"E avvenne mentre esse erano imbarazzate per questa situazione: ecco due uomini apparire vicino a loro in vesti sfolgoranti" (Lc 24,4).

 

Ringraziamo Dio per il Vangelo secondo Matteo, che ha creato pace tra Cristiani ed Ebrei agli inizi della Chiesa (Atti 9,31). Ma perché sembra che contraddica in molti punti ciò che leggiamo in Luca?

 

Chi ha scritto i Vangeli avrà pur seguito una logica; non deve essere difficile trovarla e non si può rinunciare continuamente a individuarla.

Matteo ha scritto due libri evangelici (testimonianze di Papia, Ireneo e Origene).

Come si ricava dal prologo di Luca, il primo era la relazione dei fatti della vita pubblica di Gesù, scritta giorno per giorno mentre accadevano. Luca lo tradusse dall'aramaico in greco e lo trascrisse interamente nel proprio Vangelo.

Il secondo è quello che abbiamo ed è una "ricomposizione" del primo, in greco. Allora si può dedurre che, nello scrivere il secondo, gli scribi abbiano dovuto cambiare tutto ciò che potevano, altrimenti non avrebbero potuto pubblicarlo.

 

Possiamo anche dedurre che il racconto più fedele dei fatti sia quello di Luca, combinato con quello di Giovanni. Anche Giovanni ha scritto alcuni avvenimenti mentre stavano accadendo.

Dunque gli angeli apparsi al sepolcro di Gesù erano due, "seduti l’uno dalla parte del capo e l’altro dei piedi".

In ogni punto della storia di Gesù, le parole e le azioni originali del Figlio di Dio, riportate dai Vangeli di Luca e Giovanni, si possono approfondire senza limiti, mentre le riflessioni degli scribi di Matteo si possono approfondire soltanto riferendosi a Giovanni e Luca.

Se vogliamo le indicazioni divine per sapere che cosa fare oggi, dobbiamo leggere soprattutto i Vangeli di Giovanni e di Luca.

 

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(a3) Gesù risorto salì quasi subito presso il Padre (Gv 20,17; Mt 28,9), poi apparve ancora per 40 giorni ai suoi discepoli (At 1,3).

 

"Le dice Gesù: «Non mi trattenere, infatti non sono ancora salito presso il Padre; ma va’ dai miei fratelli e di’ loro: Salgo presso il Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro»" (Gv 20,17).

 

"Ed ecco Gesù venne loro incontro dicendo: «Salute a voi». Ed esse, avvicinatesi, gli presero i piedi e lo adorarono" (Mt 28,9).

 

Anche la sera del giorno della risurrezione salì al cielo:

"Poi li condusse fuori fin verso Betània e, alzate le mani, li benedisse. E avvenne che, mentre li benediceva, si staccò da loro e fu portato su verso il cielo" (Lc 24,50-51).

 

 

"Egli si mostrò a loro vivo, dopo la sua passione, in molte circostanze probanti, apparendo loro per quaranta giorni e parlando delle cose del regno di Dio" (At 1,3).

 

Quindi, passati quaranta giorni:

"Detto questo, fu elevato in alto sotto i loro occhi e una nube lo sottrasse al loro sguardo. E poiché essi stavano fissando il cielo mentre egli se n'andava, ecco due uomini in bianche vesti si presentarono a loro e dissero: «Uomini di Galilea, perché state a guardare il cielo? Questo Gesù, che è stato di tra voi assunto fino al cielo, tornerà un giorno allo stesso modo in cui l'avete visto andare in cielo»" (At 1,9-11).

 

Perché è importante avere chiara la successione di questi fatti?

Per comprendere che il Vangelo secondo Luca e il suo secondo libro, gli Atti degli Apostoli, sono fedeli agli avvenimenti storici e precisi nel raccontarli. Allora possiamo esser certi che soprattutto nei Vangeli di Luca e Giovanni troviamo "le istruzioni per l'uso" della nostra vita e del creato come ce le ha date il Figlio del Creatore di ogni cosa.

 

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(a4) "Questi (segni) sono stati scritti perché credeste che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e, ora che credete, perché abbiate vita nel suo nome" (Gv 20,31).

 

Non si tratta di ricavare qualche riflessione dal passo evangelico, ma di notare che qui vengono certificati i fatti. Allora possiamo comprendere che cosa ha fatto Gesù Cristo per il mondo e per la nostra vita.

 

Il Vangelo di Giovanni si rivolge a persone che prima non credevano e poi hanno creduto.

Ricostruendo il modo in cui sono stati scritti i Vangeli, si comprende che quelle persone hanno iniziato a credere nel momento in cui Gesù ha moltiplicato i pani e i pesci. Tanto credettero in lui che volevano rapirlo per farlo re a Gerusalemme:

 

"Allora gli uomini, considerando il segno che egli aveva compiuto, dicevano: «Questi è davvero il profeta che deve venire nel mondo!».

Ma Gesù, avendo saputo che «stanno per venire a rapirlo per farlo re», si è ritirato di nuovo sulla montagna, tutto solo" (Vedere Gv 6,14-15 e le note in Gesù, il Cristo).

 

Stiamo ai fatti e mettiamoli a confronto con la nostra vita quotidiana.

 

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(a5) Gv 21,22: "Gesù gli risponde: «Se voglio che egli rimanga finché io venga, che importa a te? Tu seguimi»".

 

Queste parole non erano facilmente comprensibili in quel momento. Ricordiamo che l'evangelista Giovanni stava scrivendo mentre l'episodio avveniva. Oggi, però, possiamo dire che quel discepolo rimane nel mondo e rimarrà ancora nei secoli futuri con la sua testimonianza scritta.

 

«Tu seguimi»: dove? Nel mondo? Ma Gesù si preparava a salire al cielo!

Collegando tra loro le diverse informazioni fornite dai Vangeli, si capisce che Gesù si stava dirigendo sul monte, verso la città di Gamla, dove avrebbe inviato gli apostoli e i "più di cinquecento fratelli" a tutte le genti.

Perché i Vangeli non dicono chiaramente tutto questo? La città di Gamla era invisa ai Romani e non se ne poteva parlare liberamente.

 

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(a6) «Perché mi hai visto (,Tommaso), hai creduto: beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!» (Gv 20,29).

 

Non è un rimprovero a Tommaso, è invece una lode a un gruppo di persone che in quel momento avevano già creduto senza aver visto il Risorto.

Chi erano? San Paolo dice: "...apparve a più di cinquecento fratelli in una sola volta... (1 Cor 15,5-8)". Ma dove potevano trovarsi più di cinquecento fratelli riuniti, durante quei quaranta giorni della apparizioni di Gesù risorto? C'era una città su un monte, Gamla, dove in seguito alla moltiplicazione dei pani e dei pesci si era deciso di "rapire Gesù per farlo re", ma egli "si ritirò sul monte tutto solo" (Gv 6,14-15). Così non poterono compiere il loro progetto, anzi non poterono seguirlo nella sua vita pubblica. Gli abitanti di questa città avevano anche dei "fratelli" in Asia minore. Si può arguire che la notizia della morte e risurrezione di Gesù sia stata comunicata rapidamente anche a loro e che abbiano creduto subito. In seguito il Maestro e Signore li visitò e affidò anche a loro la missione per il mondo (Mt 28,10; 28,16-20).

 

Queste parole di Gesù risorto sono una lode anche per tutti qulli che oggi, seguendo la Tradizione della Chiesa e leggendo le testimonianze storiche dei quattro Vangeli, si fidano di lui e si affidano a lui per avere una vita piena e proiettata verso l'eternità.

 

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(a7) Istruzioni divine (vedere anche le note a questi versetti in Gesù, il Cristo):

 

[20]Ed egli, alzati gli occhi verso i suoi discepoli, diceva:
«Beati voi poveri,
perché vostro è il regno di Dio.
[21]Beati voi che adesso avete fame,
perché sarete saziati.
Beati voi che adesso piangete,
perché riderete.
[22]Siate felici quando gli uomini vi odieranno e vi metteranno al bando e v’insulteranno e respingeranno il vostro nome come scellerato, a causa del Figlio dell’uomo.
[23]Rallegratevi in quel giorno ed esultate, perché, ecco, la vostra ricompensa è grande nel cielo. Allo stesso modo infatti si comportavano i loro padri con i profeti.
[24]Invece guai a voi, ricchi,
perché tenete lontano il vostro invito (al Regno di Dio).
[25]Guai a voi che siete sazi ora,
perché avrete fame.
Guai a voi che ridete ora,
perché sarete afflitti e piangerete.
[26]Guai, quando tutti gli uomini diranno bene di voi.
Allo stesso modo infatti si comportavano i loro padri con i falsi profeti.
[27]Ma dico a voi che ascoltate: Abbiate cari i vostri nemici, fate del bene a coloro che vi odiano, [28]benedite coloro che vi maledicono, pregate per coloro che vi maltrattano.
[29]A chi ti percuote sulla guancia, porgi anche l’altra; a chi ti leva il mantello, non trattenere la tunica.
[30]Da’ a chiunque ti chiede; e a chi porta via del tuo, non richiederlo.
[31]E come volete che le persone facciano con voi, allo stesso modo fate con loro.
[32]Se avete cari quelli che vi hanno cari, quale grazia c’è per voi? Infatti anche i peccatori hanno cari quelli che li hanno cari.
[33]E se fate del bene a coloro che vi fanno del bene, quale grazia c’è per voi? Anche i peccatori fanno lo stesso.
[34]E se prestate a coloro da cui sperate ricevere, per voi quale grazia c’è? Anche dei peccatori concedono prestiti a peccatori per riceverne altrettanto.
[35]Abbiate cari, invece, i vostri nemici, fate del bene e prestate senza sperarne nulla, e il vostro salario sarà copioso e sarete figli dell’Altissimo; perché egli è benevolo verso gli ingrati e i cattivi.
[36]Siate compassionevoli, come è compassionevole il Padre vostro.
[37]Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati; perdonate e vi sarà perdonato; [38]date e vi sarà dato; una buona misura, pigiata, scossa e traboccante vi sarà versata nel grembo, perché con la misura con cui misurate, sarà misurato a voi in cambio».
[39]Disse loro anche una parabola: «Può forse un cieco guidare un altro cieco? Non cadranno tutt’e due in una buca?
[40]Non c’è discepolo superiore al maestro; ma ognuno condotto a perfezione sarà come il suo maestro.
[41]Perché, dunque, vedi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello, e non scorgi la trave che è nel tuo occhio?
[42]Come puoi dire al tuo fratello: “Fratello, lascia che tolga la pagliuzza che è nel tuo occhio”, mentre tu non vedi la trave che è nel tuo occhio? Ipocrita, togli prima la trave dal tuo occhio e allora vedrai distintamente la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello, togliendola.
[43]Non c’è, in realtà, albero sano che faccia frutto bacato, né d’altronde albero cadente che faccia frutto sano.
[44]Ogni albero, infatti, si riconosce dal suo frutto: non si raccolgono fichi dalle spine, né si vendemmia uva da un rovo.
[45]L’uomo buono trae il bene dal buon tesoro del cuore; il cattivo dal cattivo tesoro del cuore trae il male, infatti la sua bocca parla dalla pienezza del cuore.
[46]Perché mi chiamate: “Signore”, “Signore”, e non fate ciò che dico?
[47]Chiunque viene a me e ascolta le mie parole e le mette in pratica, vi mostrerò a chi è simile: [48]è simile a un uomo che sta costruendo una casa, che ha scavato ed è andato in profondità e ha posto le fondamenta sopra la roccia. Venuta la piena, il fiume irruppe contro quella casa, ma non riuscì a smuoverla perché era stata costruita bene.
[49]Chi invece ascolta e non mette in pratica, è simile a un uomo che ha costruito una casa sulla terra senza fondamenta. Il fiume la investì e subito crollò; e la rovina di quella casa fu grande»
(Lc 6,20-49).

 

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(a8) Per l'evangelista Luca fu un pomeriggio indimenticabile. A Gerusalemme era medico del Tempio; infatti questo compito era affidato agli stranieri ed egli era, probabilmente, di Antiochia di Siria. Luca era comunque simpatizzante della religione ebraica e fedele al Dio di Israele.

Ecco il racconto vivo di quei momenti che fecero ardere il suo cuore (vedere anche le note a questi versetti in Gesù, il Cristo).

 

[13]Ed ecco due di loro (Luca e Cleofa) in quello stesso giorno erano in cammino per un villaggio distante sessanta stadi da Gerusalemme, di nome Èmmaus, [14]e discutevano tra loro di tutte queste cose che si erano combinate insieme. [15]E avvenne che, mentre discutevano e insieme cercavano di capire, Gesù in persona si accostò e camminava con loro. [16]Ma i loro occhi erano suggestionati, così da non vedere che era lui.

[17]Disse loro: «Quali sono queste ragioni che vi scagliate l’un l’altro camminando?». Si fermarono, eccitati.

[18]E uno, di nome Clèofa, gli rispose: «Tu solo abiti vicino a Gerusalemme e non sai ciò che è avvenuto in essa in questi giorni?».

[19]Domandò: «Che cosa?». Gli dissero: «Ciò che riguarda Gesù Nazareno, che è stato profeta potente in opere e parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; [20]come i sommi sacerdoti e i nostri capi l’hanno consegnato per ottenere una condanna a morte e l’hanno crocifisso. [21]Noi invece speravamo: "egli è colui che sta per redimere Israele"; ma, da una parte, con tutto ciò corre il terzo giorno da quando queste cose sono accadute. [22]D’altra parte, alcune donne, delle nostre, ci hanno fatto uscire di senno: giunte di primo mattino al sepolcro [23]e non avendo trovato il suo corpo, sono venute a dirci di aver visto anche un’apparizione di angeli, i quali affermano che egli vive.

[24]Pure alcuni di quelli che sono con noi sono andati al sepolcro e hanno trovato così come hanno detto anche le donne, ma lui non l’hanno visto».

[25]Ed egli disse loro: «O incapaci di pensare e pigri di cuore nel credere, con tutto quello che hanno detto i profeti: [26]non bisognava che il Cristo soffrisse queste cose ed entrasse nella sua gloria?».

[27]E, cominciando da Mosè, attraverso tutti i profeti spiegò loro in tutte le Scritture ciò che riguardava lui stesso.

[28]Giunsero vicini al villaggio dove erano diretti ed egli fece finta di essere diretto più lontano. [29]Ma essi lo costrinsero: «Resta ospite insieme a noi perché si fa sera e già si è conclusa la giornata».Egli entrò per rimanere ospite con loro.

[30]E avvenne mentre egli era a tavola con loro: prese il pane, lo benedisse, lo spezzò e lo diede loro; [31]allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero; quindi divenne per loro invisibile.

[32]Si dissero l’un l’altro: «Non ci ardeva forse il cuore dentro quando ci parlava per via, quando ci spiegava le Scritture?».

[33]Alzatisi, in quella stessa ora tornarono a Gerusalemme e trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, [34]i quali dicevano: «Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone».

[35]Essi si misero a raccontare ciò che era accaduto lungo la via e come era stato riconosciuto da loro nello spezzare il pane.

[36]Mentre essi parlavano di queste cose, egli è apparso in mezzo a loro e dice: «Pace a voi!» (Lc 24,13-35).

 

Da quel momento, certamente, Luca si è sentito scelto da Gesù per un compito speciale. Lo realizzò scrivendo prima il Vangelo e poi gli Atti degli Apostoli. Intendeva così testimoniare e certificare i fatti a cui aveva già contribuito insieme al sacerdote Teofilo, figlio del sommo sacerdote Anna.

Dal suo Vangelo, anche rivedendo alcune traduzioni dal testo greco, si intuisce che l'ingresso di Gesù, come Re, a Gerusalemme era stato preparato da loro, in accordo con Pilato e con un certo numero di capi ebrei.

Leggere il Vangelo di Luca significa sentire vicino Gesù Cristo e poterlo incontrare nella realtà dei fatti e delle parole.

 

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(a9) «Chi ha visto me ha visto il Padre» (Gv 14,9); infatti è «uno solo il mediatore tra Dio e gli uomini, l'uomo Gesù Cristo» (1 Timoteo 2,5) in carne e ossa.

 

Senza Gesù Cristo, gli uomini non avrebbero mai visto e incontrato Dio, come l'hanno incontrato per le strade della Palestina. Oggi lo incontriamo ancora nella testimonianza precisa e certificata dei Vangeli (di Luca e Giovanni in particolare), quindi nella Chiesa e, in modo speciale, nell'Eucaristia, che è vera sua presenza perché ha dato ai sacerdoti il potere di realizzarla.

E anche questo è certificato nel Vangelo di Luca, insieme con tutto ciò che egli testimonia, essendo stato testimone oculare egli stesso di molti fatti.

Altro che filosofia, simbologia, ascesi, ecc.

 

Tutto ciò non ha niente a che fare con l'intercessione che la Madonna, i Santi, l'Angelo custode ci assicurano presso Dio, quando preghiamo.

 

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(a10) La presenza del Corpo e del Sangue di Gesù nell'Eucaristia è certificata dai Vangeli di Luca e Giovanni. Vediamo come.

Partiamo dall'introduzione del Vangelo di Luca (Lc 1,1-4), che occorre tradurre in modo più preciso dal greco:

 

"Poiché molti hanno appunto incominciato a comporre un racconto (ufficiale) ordinato riguardante gli avvenimenti che si sono conclusi tra noi, come ci hanno concesso coloro che dall'inizio (ne) sono stati testimoni oculari e incaricati della relazione, anch'io, dopo aver acquisito ogni cosa da cima (a fondo) con esattezza, ho deciso di scrivere ordinatamente a te, eccellentissimo Teòfilo, perché tu veda la documentazione attinente le relazioni che hai ricevuto a voce".

 

Luca era pubblico ufficiale a Gerusalemme.

A sua volta, il Vangelo di Giovanni è certificato così (Gv 21,24), da almeno due persone:

 

"Questo è il discepolo che rende testimonianza su queste cose e che le ha scritte; e sappiamo che la sua testimonianza è vera".

 

Ora: Luca (Lc 22,17-20) racconta che Gesù, nell'ultima cena,

 

"preso un pane, rese grazie, lo spezzò e lo diede loro dicendo: «Questo è il mio corpo che è dato per voi; fate questo in memoria di me».

Allo stesso modo dopo aver cenato, prese il calice dicendo: «Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue, che viene versato per voi»".

 

Mentre il Vangelo di Giovanni riferisce la promessa fatta da Gesù Cristo un anno prima, a Cafarnao (Gv 6,30-35):

 

"Allora gli dissero: «Quale segno dunque tu fai perché vediamo e possiamo crederti? Quale opera compi? I nostri padri hanno mangiato la manna nel deserto, come sta scritto: Diede loro da mangiare un pane dal cielo».

Rispose loro Gesù: «In verità, in verità vi dico: non Mosè vi ha dato il pane dal cielo, ma il Padre mio vi dà il pane dal cielo, quello vero; il pane di Dio è colui che discende dal cielo e dà la vita al mondo».

Allora gli dissero: «Signore, dacci sempre questo pane».

Gesù rispose: «Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà più fame e chi crede in me non avrà più sete».

 

Ma ambedue i Vangeli, certificati - e una certificazione rimane valida nei secoli - ci riferiscono i molti miracoli che Gesù ha compiuto. Tutto certificato, da pubblici ufficiali o da almeno due testimoni.

Se Gesù aveva compiuto tanti miracoli, non gli era difficile nascondere la sua presenza nel pane, come cibo, e nel vino, come bevanda.

Inoltre raccomandò: «Fate questo in memoria di me». Lo raccomandò ai suoi Dodici Apostoli, ma, perché la sua memoria si ripetesse nei millenni, era necessario che gli Apostoli trasmettessero ad altri il potere di celebrara l'Eucaristia.

Questo potere è stato trasmesso, senza interruzione fino a oggi, ai Vescovi e ai Sacerdoti. Non importa se non sempre la persona che celebra l'Eucaristia ne è degna: il comando di Gesù Cristo ha effetto ugualmente.

 

Anche oggi noi vediamo soltanto il pane e il vino consacrati, ma in essi è presente il Corpo e il Sangue di Gesù, Figlio di Dio. Non servono riflessioni e ragionamenti: è un fatto certificato. Se abbiamo fede, ci fidiamo di Cristo che si è nascosto nelle specie del pane e del vino, abbiamo fiducia nei testimoni che hanno certificato e abbiamo fiducia nella Chiesa, oggi.

Riceviamo il pane vivo che scende dal cielo, nutrimento divino per la nostra vita quotidiana.

 

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(a11)«Voi chi dite che io sia?» (Mt 16,15). Lo chiese ai discepoli.
Ma, se lo chiede a noi, che ne sappiamo? Quanto c'importa?

 

Certamente è difficile per noi rispondere a questa domanda di Gesù Cristo. Pensiamo che, passato tanto tempo, non sia più possibile conoscerlo realmente.

 

Eppure, a sorpresa, possiamo conoscere di Lui tutte le notizie storiche di cui abbiamo bisogno, per poterlo incontrare concretamente nella sua Chiesa e personalmente.

La relazione dei fatti della sua vita si può ricomporre combinando i Vangeli di Luca e di Giovanni: contengono certificazioni delle testimonianze che riferiscono.

Anche i tanti dubbi che abbiamo sulla precisione storica dei Vangeli si risolvono, se non dimentichiamo la Storia Romana di Velleio Patercolo, unico scrittore storico testimone del tempo di Gesù.

Credere senza vedere, si può, ma non credere senza ricevere testimonianza. A Tommaso gli altri discepoli avevano reso testimonianza di aver visto Gesù risorto.

 

A che serve conoscere più concretamente Gesù Cristo?

 

Gesù ha portato benevolenza e volontà di bene nel mondo. Questi sono i fondamenti della vita dignitosa.

Chiunque se ne rende conto e vuole impegnarsi per la dignità del prossimo e sua personale, ha pure bisogno di sapere come fare. Ha bisogno di sapere come compiere ogni momento dei passi in avanti, senza timore di doversi correggere.
Se Gesù Cristo è il Figlio di Dio Creatore, le sue parole e il suo esempio ci dicono chiaramente quale direzione prendere. Ma è decisivo sapere che cosa effettivamente ha detto e fatto duemila anni fa, pur non disdegnando le riflessioni successive dei suoi discepoli.

Chi intende sinceramente costruire civiltà, che sia credente o no, trova dei vuoti nelle basi per costruirla. Sono vuoti sempre esistiti nei secoli, ma oggi particolarmente sentiti. Possono essere colmati conoscendo in modo più completo le "intenzioni" del Fondatore di questa civiltà, di cui tutti godiamo.

Il dialogo della Chiesa con il mondo non si svolge su ideologie, filosofie, religioni diverse, ma sulla carità del Figlio di Dio (testimoniato dai Vangeli e dalla dottrina cristiana) che vuole il bene del mondo e porta civiltà per tutti.

 

Il Regno di Dio, come ci ha fatto comprendere il Concilio Ecumenico Vaticano II, è soprattutto storia (non filosofia o altri tipi di scienza umana).

Ma, tra l'attenzione prestata morbosamente agli episodi meno edificanti della storia della Chiesa e la disattenzione costante alla testimonianza storica degli Evangelisti, si è voluto tagliare il contatto concreto con Gesù Cristo e con l'opera storica della Chiesa.

In realtà la Chiesa, pur tra molti peccati dei suoi figli, ha costantemente sviluppato santità di vita e ha costruito civiltà giorno dopo giorno, civiltà di cui tutti sono ghiotti e di cui tutti vivono di rendita.

Questo è Regno di Dio, non costruito dagli uomini ma da Dio attraverso l'opera degli uomini e delle donne che si sono affidati a Gesù Cristo, quello vivo e vero.

 

 


 


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