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Pentecoste

Messa del giorno

indice delle feste

 

Dal vangelo secondo Giovanni
20,19-23

 

19 La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: "Pace a voi!". 20 Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. 21Gesù disse loro di nuovo: "Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi". 22 Detto questo, soffiò e disse loro: "Ricevete lo Spirito Santo. 23A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati".

 

Commento storico

 

Introduzione

 

Vedere introduzione generale

 

Il Sabato e la Domenica

 

Nei Vangeli il racconto dei fatti non arriva fino alla Pentecoste. Il momento qui narrato era dunque la sera del giorno della Risurrezione, il primo giorno della settimana ebraica.

Cogliamo l’occasione per ricordare che questo è il primo giorno anche della nostra settimana: la Domenica.

Matteo, se traduciamo con più attenzione il greco, parla della notte precedente dicendo: «Il sabato tardi, nell’ora che si affaccia sul primo giorno della settimana, Maria di Màgdala e l’altra Maria (In realtà era soltanto Maria di Magdala, come dice Giovanni: i "molti" scribi di Matteo hanno semplicemente aggiunto un particolare irrilevante per cambiare la forma del racconto) andarono a vedere il sepolcro» (Mt 28,1).

Ciò significa che Gesù è risorto il Sabato tardi, nell’ora che si affacciava sulla “Domenica”, secondo i Galilei, anche se per i Giudei il giorno terminava al tramonto del sole.

Così, nell’intento di tornare alla concordia tra Ebrei e Cristiani come era nei primi trent’anni, sarebbe agevole far rientrare anche nella festa settimanale ebraica il giorno della risurrezione. Non sembra difficile correggere ciò che divide, proprio sulla base della verità storico-letteraria.

 

Giorno di splendore

 

Il brano evangelico non sprizza entusiasmo, splendore o altro: non era nemmeno la circostanza adatta, quella sera, così come non avviene normalmente nei nostri giorni.

I discepoli di Gesù, radunati da Pietro durante quel giorno, erano ancora nella confusione sul da farsi e avevano paura.

Il significato del dono dello Spirito Santo era già stato spiegato da Gesù nell’ultima cena; la sera del giorno della risurrezione il dono veniva già attuato dal Signore, senza esteriorità.

Invece nel giorno di Pentecoste, che celebriamo, lo Spirito Santo si è fatto sentire da tutta la gente di Gerusalemme; ha dato spettacolo di entusiasmo, potenza, splendore, e il suo dono si è esteso fuori della cerchia dei discepoli, a tutti i tempi, coinvolgendo nella Chiesa anche noi, oggi.

La Chiesa, che Gesù aveva edificato e aveva confermato più volte in quattro anni, si manifestava ora nel suo splendore, opera di Dio Padre, Figlio e Spirito Santo.

 

Gesù è tornato e ritorna, in Spirito

 

Non è il caso di tentare discorsi profondi o sublimi, perché non siamo noi a dare prestigio all’opera dello Spirito Santo. Al contrario, fatichiamo a comprendere qualcosa di ciò che egli fa per noi.

Dobbiamo stare ai fatti.

Soltanto il Padre (Gv 14,16: «E io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Avvocato perché rimanga con voi per sempre») o Gesù  (Gv 16,17: «Ma io vi dico la verità: è bene per voi che io me ne vada, perché, se non me ne vado, non verrà a voi l’Avvocato; ma quando me ne sarò andato, ve lo manderò») possono dare lo Spirito Santo. Non ce lo possiamo conquistare da soli, ma ci viene dato con il Battesimo.

Gesù, da parte sua, è l’unica vera immagine di Dio che gli uomini hanno potuto vedere (Gv 14,9: «Chi ha visto me ha visto il Padre»).

Egli, il Cristo, ha promesso che non avrebbe lasciato orfani i suoi discepoli, che sarebbe tornato, che avrebbe pregato il Padre e, insieme, avrebbero mandato un altro Avvocato.

Ma quale beneficio possiamo ricevere da un Avvocato, ancor più invisibile di Gesù stesso che è ormai salito al cielo? Come lo possiamo pregare?
Dobbiamo capirlo concretamente, perché i discepoli di Gesù, rimasti nel mondo, non si lamentavano affatto di non vedere più il Maestro. Sentivano veramente la sua presenza e quella dello Spirito.

In realtà, mentre riscopriamo Gesù storico, ci accorgiamo che la Chiesa Cattolica si è mantenuta fedele a lui, uomo-Dio reale, oltre ogni incertezza sul modo in cui furono scritti i Vangeli, oltre ogni difficoltà nel ricostruire i fatti, o nell’interpretare alcuni insegnamenti. E non si è mantenuta fedele cercando di conservare ciò che ha potuto, ma con grande ricchezza di vita e oltre ogni concretezza scientifica, mai bloccata dagli errori.

In questo si vede l’opera dello Spirito Santo, che innalza la Chiesa come segno nel mondo.

Oggi i Cristiani sono pressati dai cambiamenti planetari e vivono grande disorientamento, ma la Chiesa continua a trovare in sé la sicurezza e le basi necessarie per adeguarsi e per animare nel modo migliore il cambiamento stesso. È lo Spirito Santo che realizza questo, perché ha sempre animato la Chiesa.
Poi ciascuno può sentire il fuoco dello Spirito ogni volta che legge i Vangeli, oppure ascolta l’esposizione autentica di insegnamenti di Cristo per il tempo che viviamo. Così ogni fedele costruisce civiltà, in questo momento preciso della storia.

Il Padre e il Figlio continuano a parlare delle «cose del Regno di Dio» (At 1,3) che è entrato nel mondo con Gesù, sempre rifacendosi alle parole e opere storiche di lui. Lo Spirito Santo riferisce ogni cosa ai credenti in Jahveh, ai Cristiani ma anche agli Ebrei, nella situazione in cui si trovano.

 

Lo Spirito di Gesù in noi

 

Perché occorreva il dono dello Spirito Santo?

Innanzitutto lo Spirito Santo è Dio: noi, per quanto ce ne disinteressiamo, non possiamo esistere senza di lui.

Ma dopo che storicamente, con la sua potenza, ha fatto nascere il Figlio nel grembo di Maria, piccolo come noi, riusciamo a comprendere che, con la stessa potenza, viva in noi. Non solo nell’uomo Gesù, ma in ogni essere umano che ha ricevuto in qualsiasi modo il Battesimo di Gesù Cristo.

Così Gesù è nostro fratello, nostro Redentore dal regno di satana.

Tuttavia, noi possiamo pensare Gesù come nostro cibo nell’Eucaristia, dopo il suo sacrificio sulla croce, ma non lo possiamo pensare continuamente in noi, se è un altro uomo.

Né possiamo pensare che il Padre, che fa esistere tutto, possa essere contenuto in una creatura, quale è ciascuno di noi.

Ecco allora che lo Spirito è sempre ospite in noi, infinitamente più intimo del nostro spirito, e dà vita alla nostra vita.

Lo Spirito non ci toglie dalla realtà, perché la nostra anima vive nella realtà. Egli è, non sapremo mai quanto, più realista della nostra anima e più concreto del nostro corpo. Nello stesso tempo ci lascia perfetta libertà: ha guidato i Patriarchi docili, ha ispirato i Profeti, è stato mandato da Gesù Cristo ai suoi discepoli, altrimenti non sapremmo nemmeno che esiste.

Adesso, pero, che l’abbiamo ricevuto, se ricordiamo di avere lui, non abbiamo un attimo di vuoto. Quando sperimentiamo il vuoto, come succede talvolta svegliandoci nella realtà insignificante, o quando non riusciamo a prendere una decisione, o abbiamo paura di ciò che può succedere…, in quel momento basta tornare alle parole e azioni di Gesù nei Vangeli, ai Sacramenti, per ricevere l’ispirazione dello Spirito Santo e di nuovo la vita piena.

Non c’è scampo: sono sempre le parole e azioni concrete di Gesù a illuminarci, a farci comprendere in modo nuovo la verità, per vivere adesso.

Occorre mantenere quel riferimento storico, ambientandolo con precisione nella situazione di duemila anni fa.

Non serve grande coraggio, perché la verità ha un suo potentissimo coraggio o, meglio, il sostegno potentissimo dello Spirito Santo.

 

Lo Spirito del Redentore

 

Donando lo Spirito Santo, il Cristo Re dà alla creatura umana il potere di perdonare i peccati alle creature umane.

Anche se questo potere è trasmesso soltanto ad alcune persone, nondimeno ogni cristiano ha quello di superare il peccato nelle sue azioni quotidiane, verso il prossimo e sulle altre creature.

In questo modo Gesù salva la nostra vita, i nostri giorni: non siamo più complici del peccato e del maligno ma siamo giudicati soltanto dal Cristo, storico ed eterno.

Non siamo più condizionati dalla nostra fragilità, causata dal peccato originale, e non iniettiamo il veleno del “serpente” nella realtà di oggi.

Nel Santo Spirito del Cristo abbiamo la pace di non essere mai soli, ma sempre liberi, sempre nella carità.

 

 


Iniziativa personale di un laico cattolico, Giovanni Conforti  - Brescia - Italia.

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