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XI domenica del Tempo Ordinario

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Vangelo secondo Marco

Mc 4,26-34

 

26 Diceva: "Così è il regno di Dio: come un uomo che getta il seme sul terreno; 27dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce. Come, egli stesso non lo sa. 28Il terreno produce spontaneamente prima lo stelo, poi la spiga, poi il chicco pieno nella spiga; 29e quando il frutto è maturo, subito egli manda la falce, perché è arrivata la mietitura".

30 Diceva: "A che cosa possiamo paragonare il regno di Dio o con quale parabola possiamo descriverlo? 31È come un granello di senape che, quando viene seminato sul terreno, è il più piccolo di tutti i semi che sono sul terreno; 32ma, quando viene seminato, cresce e diventa più grande di tutte le piante dell'orto e fa rami così grandi che gli uccelli del cielo possono fare il nido alla sua ombra".

33 Con molte parabole dello stesso genere annunciava loro la Parola, come potevano intendere. 34Senza parabole non parlava loro ma, in privato, ai suoi discepoli spiegava ogni cosa.

 

 

Introduzione

 

Vedere l'introduzione generale.

 

Parole di Gesù e rielaborazione degli scribi

 

Gesù, dopo la Pentecoste ebraica dell'anno 32, "se ne andava per la Galilea; infatti non voleva più andare per la Giudea, perché i Giudei cercavano di ucciderlo" (Gv 7,1). Questo passo di Marco è, perciò, da ambientare in Galilea e in quel periodo.

Ricordiamo quanto è scritto nel Vangelo secondo Matteo:

"«Avete capito tutte queste cose?». Gli risposero: «Sì». Ed egli disse loro: «Per questo ogni scriba divenuto discepolo del regno dei cieli è simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche»" (Mt 13,51-52).

Ricordiamo, inoltre, che il Vangelo secondo Marco è una "ricapitolazione" (in greco "archè") degli altri tre Vangeli.

 

Sintesi in tre parti

 

Possiamo osservare, in questo brano, tre parti di origine diversa.

La prima parte (26-29), che non si trova negli altri Vangeli, potrebbe essere una riflessione dell'apostolo Pietro sull'opera di Gesù e del Padre Creatore.

I versetti 30-32, invece, si trovano anche in Matteo (13,31-32) e Luca (13,18-19), per cui si devono considerare parole autentiche di Gesù. Marco aggiunge, secondo lo stile di Pietro, un'esagerazione: gli uccelli del cielo possono fare il nido all'ombra della pianta di senape.

Infine i versetti 33 e 34 si trovano anche in Matteo (13,34.11) e sono un commento allo stile di predicazione di Gesù. Spesso il Maestro nascondeva il suo insegnamento in parabole, per renderlo più ampio. Chi comprendeva le parabole comprendeva il potere suo di dare salvezza in nome di Dio Padre. Chi ascoltava e comprendeva era stimolato a seguirlo come discepolo.

Un metodo anche per noi, nel nostro tempo che non conosce realtà soprannaturali e crede in fantasie paranormali?

 

Valore della "testimonianza di fede"

 

Ma non dimentichiamo che in quei momenti Gesù era presente in carne e ossa. Chi lo vedeva poteva ascoltarlo e seguirlo. Oggi è necessario innanzitutto presentare lui nel modo più vero e concreto, secondo la testimonianza certificata dei Vangeli di Luca e di Giovanni.

Non basta la nostra "testimonianza di fede", occorre sempre e comunque "far vedere" Gesù Cristo vero, storico, come l'hanno testimoniato gli evangelisti.

La Chiesa ha costantemente considerato fondamentali le loro testimonianze; chissà perché oggi, con i mezzi di indagine che possediamo, si rinuncia alla verità storica e ci si accontenta di interpretare i Vangeli?

Quando il mondo "vuole vedere", i credenti gli propongono raccontini moralistici e simbolici?

Siamo sicuri, noi stessi, di credere, oppure ci infervoriamo con sentimenti e idee che piacciono a noi?

Chi potrebbe mai affidare tutta la propria vita, ossia credere, a un personaggio di venti secoli fa che nemmeno ci importa conoscere?

 

 


Iniziativa personale di un laico cattolico, Giovanni Conforti  - Brescia - Italia.

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