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LA VITA PUBBLICA DI GESÙ CRISTO

 

Osservazioni o domande?

 

Gesù Cristo non è una figura dai contorni sfumati e non ha niente di leggendario. Ciò che è scritto chiaramente di lui nei quattro Vangeli è storico, ma da questi racconti e da altre testimonianze, storiche o archeologiche, possiamo ricavare ulteriori notizie concrete.

Non è la fede a doverci convincere che Gesù è storicamente esistito, che ha insegnato veramente in quel modo e che ha compiuto realmente quelle opere. Ci possono convincere testimonianze storiche valide: questo sembra indicare la terza parte del segreto di Fatima. D'altra parte, se Gesù fosse una figura imprecisa, le sue parole e opere non fossero storiche e chiare, egli non fosse morto e risorto, la nostra fede sarebbe inconsistente e inutile, vana. Infatti la fede è il dono di Dio che ci fa aderire al mistero soprannaturale contenuto nella vita di Gesù, vero e reale, e ci ottiene frutti molto reali dal suo insegnamento e dalle sue opere.

La Tradizione viva della Chiesa cattolica testimonia Gesù Cristo. Per chi crede la Tradizione è vera e sicura, perché è vero e sicuro Lui, che ha promesso l'assistenza dello Spirito Santo. La Tradizione vive e dà vita facendo continuamente memoria delle Parole e opere storiche di Gesù. Se la testimonianza su di Lui non fosse testimonianza valida su fatti storici, la stessa Tradizione non trasmetterebbe la vita che Gesù ha promesso nei fatti, ma un qualcosa di confuso e poco efficace.

In realtà Gesù era un maestro che non limitava assolutamente la libertà dei suoi discepoli. Non insegnava tenendoli chiusi in un'aula e non creava atmosfere particolari. Parlava e agiva nella più grezza realtà. Era un re che aveva potere sulla natura, ma non costringeva le persone.

Oggi, come duemila anni fa, salva nella realtà: dà alle creature un valore e un significato che non si esauriscono.

Conoscere lui, persona storica, toglie spazio a noia, malinconie, disperazioni.

 

Dalla nascita

Ecco dunque i fatti, desunti dai Vangeli, in particolare quello di Luca e di Giovanni, di cui abbiamo riscoperto il valore storico così che li abbiamo potuti combinare tra loro in ordine cronologico. Per far questo abbiamo dovuto rivedere alcune traduzioni da greco. È stato possibile ambientare con precisione i fatti, avvalendoci di altre testimonianze storiche e archeologiche. Una delle più importanti è la scoperta delle rovine di Gamla.

 

L'angelo Gabriele aveva annunciato a Maria, una ragazza che probabilmente aveva tredici anni e otto mesi, l'intervento dello Spirito Santo in lei per generare il bambino, Figlio di Dio.

Anche Elisabetta, parente di Maria, per dono di Dio aveva concepito poco più di cinque mesi prima, con il marito Zaccaria, un figlio che chiamarono Giovanni.

Gesù era nato nei giorni intorno al 25 dicembre dell'anno 3 a.C.

Quando Gesù aveva compiuto un anno, erano venuti dall'Oriente alcuni Magi a cercarlo come «il re dei Giudei che è nato».

A dodici anni si era recato a Gerusalemme, al Tempio, per la festa di Pasqua; aveva detto ai suoi: «Non sapevate che è necessario che io mi occupi delle cose del Padre mio?».

Anno 28 - il Battista

Giovanni, figlio di Zaccaria e di Elisabetta, aveva circa trent’anni allorché una parola di Dio scese su di lui ed egli si recò al fiume Giordano a predicare un battesimo di conversione.

Anno 29 - l'inizio

Anche Gesù, proprio quando stava compiendo i trent’anni, andò da lui per essere battezzato.

In quei momenti la gente poté udire o vedere le Tre Persone divine. Il Padre dal cielo parlò a Gesù, suo Figlio, e lo Spirito Santo scese su di lui in forma di colomba. Il tal modo lo Spirito, come un colombo viaggiatore, portava all'uomo Gesù le parole e opere del Padre.

Con questo rito Giovanni Battista, che era scriba, sacerdote (Lc 1,5) e profeta, presentò legalmente Gesù a tutto il popolo e lo consacrò come Messia Re (Lc 20,1-8; At 10,37-38; 13,24)

Dopo il battesimo Gesù si ritirò per quaranta giorni nel deserto e fu tentato dal diavolo.

Poi tornò al fiume Giordano e Giovanni lo presentò al popolo dicendo: «Ecco l’agnello di Dio, ecco colui che toglie il peccato del mondo!».

Da quel momento cominciò a radunare intorno a sé i primi discepoli: Giovanni di Zebedeo, Andrea e Simon Pietro, Filippo e Natanaele.

Era il mese di marzo dell’anno 29.

Dopo una settimana fu invitato a un banchetto di nozze a Cana di Galilea, insieme con i cinque discepoli e con sua madre, Maria. Durante la festa compì il primo miracolo: cambiò l’acqua in vino.

Era vicina la Pasqua dell’anno 29 e Gesù si recò in pellegrinaggio a Gerusalemme per la festa. Per la prima volta scacciò i mercanti del Tempio.

Si fermò per dieci mesi in Giudea a battezzare, vicino a Giovanni. Il Battista scrisse per Giovanni evangelista una certificazione: «Colui che ha accolto la sua (di Gesù) testimonianza, certifica con sigillo che (egli) è il vero Dio» (Gv 3,33).

Anno 30 - predica «un anno di grazia»

In febbraio dell'anno 30 passò per la Samaria: «Non dite voi: Ci sono ancora quattro mesi e poi viene la mietitura?». Incontrò la Samaritana al pozzo.

In quell'occasione disse ai cinque discepoli: «Io vi ho mandato a mietere ciò che voi non avete lavorato» (Gv 4,38)… «perché ne goda insieme chi semina e chi miete» (Gv 4,36). Quindi tornò in Galilea. Tutta la gente della regione incominciò a conoscerlo.

Giunse a Nazaret e un sabato, nella sinagoga, si presentò come il Messia annunciato dai profeti.

Dopo questi fatti si trasferì a Cafarnao, ospite nella casa di Simon Pietro.

Il mattino dopo il sabato si diresse verso un luogo deserto, un deserto erboso, dove c'era una delle "altre città" (Lc 4,43): Gamla. Mantenendo l’abitazione a Cafarnao, Gesù si recò nei dintorni, fino alle sinagoghe della Giudea (Lc 4,44), a predicare per circa un anno: «l'anno di grazia» (Lc 4,19).

Anno 31 - i Dodici e la predicazione del Regno

Nei primi mesi dell’anno seguente, il 31, sulla riva del lago di Genesaret chiamò quattro pescatori a diventare «pescatori di uomini». Tra questi c’erano tre dei primi discepoli, Giovanni, Andrea e Simon Pietro, che fino a quel momento avevano continuato a svolgere il loro lavoro.

Dopo la festa di Pentecoste dell’anno 31, su un monte nelle vicinanze di Cafarnao, Gesù scelse tra i suoi discepoli i Dodici Apostoli. Quello stesso giorno pronunciò le Beatitudini, che sono le promesse e il "programma politico" del Cristo Re (Lc 6,20-26), e il Discorso della Montagna, che concluse esortando a mettere le sue parole alla prova della cruda realtà, per costruire una «casa sulla roccia»: (Lc 6,46-49).

In quell'anno Gesù compì il pellegrinaggio a Gerusalemme per la Festa delle Capanne. Avvicinandosi alla città santa si fermò a Betania, dove aveva degli amici: Maria, Marta e il loro fratello Lazzaro. Disse a Marta (Lc 10,42): «... di una sola cosa c’è necessità...», ossia del Regno di Dio come si deduce da Lc 12,31: «Cercate soltanto il suo regno, e queste cose vi saranno date di conseguenza».

A Gerusalemme, durante la festa, guarì un uomo, infermo da 38 anni.

In seguito andava per le città e i villaggi della Giudea, della Samaria e della Galilea, insegnando e compiendo miracoli. Un giorno, attraversando il Lago di Galilea, calmò una tempesta.

Approdarono alla riva nella regione dei Geraseni, dove Gesù scacciò da un uomo numerosi demòni; me questi chiesero di poter entrare in un branco di duemila porci che si trovava in quel luogo. Gesù lo permise e i porci si gettarono giù dalla riva nel lago e annegarono tutti.

Tornato a Cafarnao, il Maestro diede ai suoi Dodici Apostoli autorità sui demoni e li mandò a predicare di villaggio in villaggio il Regno di Dio.

Anno 32 - il Re Gesù

All’inizio dell’anno 32 Erode Antipa, per accontentare la moglie Erodiade, fece decapitare Giovanni Battista, che teneva in prigione da circa due anni.

Poco prima della Pasqua dell’anno 32, con cinque pani e due pesci, Gesù diede da mangiare a una folla di 5000 uomini e di numerose donne e bambini. I pezzi di pane rimasti riempirono dodici ceste.

Quel giorno alcuni uomini, avendo visto il miracolo che Gesù aveva fatto, compresero che Egli era «il profeta che doveva venire» e volevano «rapirlo per farlo re».

Da questo momento molti erano convinti che Gesù dovesse andare a Gerusalemme per farsi proclamare re.

Nel mese di maggio, salì su un monte con Pietro, Giovanni e Giacomo e avvenne la trasfigurazione.

Gesù stesso, nel mese di giugno, assunse ufficialmente il ruolo regale e stabilì un vessillo, per andare nella Capitale al momento opportuno (Lc 9,51, nella pagina Gesù Cristo). Da quel momento, mentre compiva diversi viaggi (non uno solo) tra la Galilea, Gerusalemme e la Perea, pronunciò discorsi da Cristo Re. Egli redime, ricupera la natura, con le risorse della natura stessa, creata da Dio.

Il primo viaggio di Gesù a Gerusalemme, nel suo nuovo ruolo, fu il pellegrinaggio per la festa di Pentecoste, quando insegnò il «Padre Nostro» ai suoi discepoli, sul Monte degli Ulivi.

In quell’occasione fu invitato a mensa da un fariseo e, durante il pranzo, rimproverò aspramente i farisei e i dottori della legge, che incominciarono a odiarlo, tanto che egli temeva di essere ucciso dai Giudei e si ritirò in Galilea. Qui insegnava:

«Guardatevi e tenetevi lontano da ogni avidità, perché, non secondo l'abbondanza che uno ha, egli vive dei suoi beni» (Lc 12,15);

«Non angustiatevi nell'anima per il mangiare; né nel corpo per il vestire. L'anima infatti vale più del cibo e il corpo più del vestito...» (Lc 12,22-32);

«Ipocriti! Sapete giudicare l'aspetto della terra e del cielo, come mai questo tempo non sapete giudicarlo?» (Lc 12,56).

Per la festa delle Capanne tornò a Gerusalemme di nascosto, ma poi guarì nel Tempio un uomo cieco fin dalla nascita.

Ormai Gesù andava a Gerusalemme per ogni festa, per esercitare il suo ruolo di Signore (Re) e Maestro. Lo fece anche alla festa della Dedicazione, nell’inverno dell’anno 32. In quell'occasione disse: «Fate a gara nell'entrare dalla stretta porta, perché molti, vi dico, cercheranno di entrare, ma non ci riusciranno» (Lc 13,24).

Sempre più avversato dai Giudei, andò a predicare in Perea, nei luoghi in cui Giovanni Battista aveva battezzato. Molti credettero in lui.

Poi si recò per qualche settimana in Galilea, dove raccontò anche la parabola del “figlio prodigo”, quindi "attraversava città e villaggi, insegnando e compiendo un viaggio a Gerusalemme (Lc 13,22). Tuttavia, passando tra la Galilea e la Samaria, guarì dieci lebbrosi e tornò in Perea.

In Perea, Gesù chiede di fidarci di lui e di affidarci a lui con speranza immediata, oltre la situazione che ci rinchiude: «Se uno viene presso a me e non odia suo padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria anima, non può essere mio discepolo...» (Lc 14,25-35). Ciò è possibile sulla sua parola concretamente realizzata nella sua opera. È, però, un odio che non va lontano perché finisce nella sua carità.

Anno 33 - la Croce e la Risurrezione

Dalla Perea Gesù partì per fare una breve visita a Betania, lontana circa tre chilometri da Gerusalemme, e risuscitò il suo amico Lazzaro.

I sommi sacerdoti e i farisei della Capitale, vedendo che molti seguivano Gesù per il miracolo che aveva compiuto, decisero di ucciderlo, avendo capito che la gente lo voleva acclamare re.

Egli allora si ritirò a Èfraim, una ventina di chilometri più a nord, e si preparò all’ingresso trionfale in Gerusalemme.

Giunto il tempo della Pasqua, partì con i discepoli e discese a Gerico, dove guarì il cieco Bartimeo.

Un capo di esattori delle tasse, Zaccheo, desiderava vedere Gesù. Il Maestro lo vide e volle andare alla sua casa. Zaccheo si convertì e Gesù disse: «Oggi la salvezza è venuta in questa casa, perché anch'egli è figlio di Abramo; il Figlio dell'uomo infatti è venuto a cercare e a salvare ciò che è perduto» (Lc 19,9-10). Gesù non salva in modo incerto, ricupera ciò che noi riteniamo irrecuparabile.

Poi s'incamminò davanti agli altri verso la città santa, per il pellegrinaggio. A Betfage chiese che gli portassero un asinello da cavalcare.

Quando stava entrando a Gerusalemme, i discepoli e la gente lo acclamarono dicendo: «Osanna al Figlio di Davide, benedetto il Re che viene nel nome del Signore!». Era il 29 marzo dell’anno 33. Ponzio Pilato era certamente informato e doveva saperlo anche l'imperatore Tiberio, infatti nessuna autorità romana mosse un dito per impedirlo.

Esercitando anche il suo ruolo di Maestro, Gesù discusse a Gerusalemme con i sommi sacerdoti, gli scribi, i farisei e i sadducei.

Questi cercavano di coglierlo in fallo e di screditarlo di fronte alla gente. Quando, per la seconda volta, scacciò i mercanti dal Tempio, gli chiesero da dove gli venisse l'autorità per farlo. Egli rispose: «Il battesimo di Giovanni veniva dal Cielo o dagli uomini?» (Lc 20,1-8). Dichiarava, in tal modo, che la sua autorità, come Cristo Re, veniva legalmente dal Battesimo di Giovanni.

La sera del 2 aprile, celebrando con i suoi Apostoli la cena della Pasqua ebraica, istituì l'Eucaristia, segno della Nuova Alleanza.

Dopo la cena dettò a Giovanni il suo ultimo insegnamento.

Poi si diresse nel giardino del Getsemani a pregare, insieme ai Dodici, e chiese a Pietro, Giacomo e Giovanni di vegliare un'ora con lui.

Intanto Giuda, il traditore, venne con alcuni uomini armati.

Questi arrestarono Gesù e lo condussero davanti al sommo sacerdote, quindi nel Sinedrio. Fu giudicato e si decise che doveva morire.

Lo portarono davanti al procuratore romano Ponzio Pilato.

Il procuratore non trovava alcuna colpa in lui, ma i capi sobillarono la folla perché chiedesse la condanna alla morte di croce.

Pilato, per convincere la folla e cercare di liberare Gesù, lo fece flagellare. Ma la gente urlava sempre di più e il procuratore si lasciò convincere a emettere la condanna.

Gesù Cristo fu crocifisso il 3 aprile dell’anno 33, il giorno prima della grande festa di Pasqua, che quell’anno si celebrava in sabato. Quando egli era ormai morto, "uno dei soldati gli colpì il fianco con la lancia e subito ne uscì sangue e acqua. E chi ha visto ne ha dato testimonianza - e la sua testimonianza è vera e quegli sa che (egli) dice il vero - perché anche voi crediate" (Gv 19,34-35).

Ma il 5 aprile risuscitò a vita nuova.

Le apparizioni sono una prova che Gesù è veramente risorto. Egli non apparve a tutta la gente, ma ai suoi discepoli. Con loro mangiò e bevve. Tra loro c'erano anche dei pubblici ufficiali e insieme poterono dare testimonianza a tutti.

"Il giorno dopo il sabato Maria di Màgdala si reca al sepolcro assai presto, quand'è ancora buio e vede la pietra ribaltata dal sepolcro" (Gv 20,1). Maria corre a chiamare Pietro e Giovanni, che corrono al sepolcro. Pietro entra e "vede i lini appiattiti, e il sudario, che era (legato) sul suo capo, non appiattito tra i lini ma, diversamente, avvolto in assetto prominente" (Gv 20,6-7). Giovanni, comprendendo che Gesù poteva essere uscito dai lini soltanto in modo miracoloso, senza sciogliere i lacci del sudario, credette alla risurrezione.

Subito dopo il Maestro apparve a Maria Maddalena, poi alle altre donne.

Il pomeriggio, mentre due discepoli andavano da Gerusalemme a Emmaus, si unì alla loro conversazione, ma essi non lo riconobbero. Si accorsero che era Lui quando spezzò il pane come nell’ultima cena. Uno dei due si chiamava Cleofa e l’altro, probabilmente, era lo stesso evangelista Luca che racconta l’episodio.

Intanto Gesù apparve anche a Pietro.

La sera comparve a porte chiuse nel Cenacolo, dove si erano riuniti i suoi discepoli, e mangiò un po’ di pesce davanti ai loro occhi.

Quella sera stessa Gesù salì al cielo dal Padre, ma per quaranta giorni tornò a farsi vedere dai discepoli, offrendo molte prove della sua risurrezione. Parlò con loro delle cose del Regno di Dio, mangiò e bevve con loro.

Infatti, otto giorni dopo essere risorto, apparve ai discepoli e diede a Tommaso la possibilità di vedere e toccare i segni delle ferite nelle mani e nei piedi.

Passata ancora una settimana, apparve sulla riva del mare di Tiberiade a cinque apostoli e due altri discepoli che si erano fermati a pescare. Poiché non avevano pescato nulla, Gesù fece un miracolo: le reti si riempirono di centocinquantatrè grossi pesci. Poi chiese a Pietro se gli era amico più di tutti gli altri. Pietro confessò la sua amicizia per Gesù e ricevette da lui il primato nella Chiesa. Poi il Signore disse a Pietro: «Seguimi», e si avviò davanti a loro.

Salì su un monte, come aveva promesso agli Undici durante l'Ultima Cena. Su quel monte erano presenti «altri» (vedere Mt 28,17, in Gesù Cristo); c'era dunque un centro abitato, che si può identificare con Gamla. Una parte degli abitanti della città si riunì per incontrare Gesù: si trattava probabilmente dei «più di cinquecento fratelli» ricordati da S. Paolo (1 Cor 15,6). Egli li inviò, con gli Undici, ad ammaestrare e battezzare tutte le genti.

Infine, passati quaranta giorni, Gesù salì al cielo definitivamente dal Monte degli Ulivi. Due uomini in bianche vesti rassicurarono gli Apostoli dicendo: «Uomini di Galilea, perché state a guardare il cielo? Questo Gesù, che è stato di tra voi assunto così fino al cielo, ritornerà allo stesso modo in cui l'avete visto andare in cielo»(At 1,11).

 

 

Una curiosità, niente di più

 

Una lettera di Luntulo, governatore di Giudea, a Tiberio descriverebbe fisicamente Gesù.

Si tratta però evidentemente di un falso, sia perché non c'è mai stato in Palestina un governatore di nome Lentulo, sia perché Gesù poté essere notato soltanto durante la sua vita pubblica che si svolse tutta mentre era procuratore Ponzio Pilato, sia per le incredibili espressioni usate. Questo testo ha forse origini antiche, potrebbe risalire al IV secolo durante la persecuzione di Diocleziano.

Ciò che sappiamo dell'aspetto fisico di Gesù si ricava dalla Sindone di Torino. Era alto circa metri 1,80. Si può immaginare che fosse simile agli attuali palestinesi, con capelli scuri, ricci e lunghi, longilineo, occhi neri. Non si distingueva particolarmente dai suoi connazionali, perché poteva andare tranquillamente di nascosto a Gerusalemme, mescolandosi alla folla (Gv 7,10-14).

 

Ho inteso, o Cesare, che desideri sapere quanto ora ti narro: essendo qui un uomo, il quale vive di grandi virtù chiamato Gesù Cristo, dalla gente è detto profeta ed i suoi discepoli lo tengono per divino e dicono, che egli è figlio di Dio Creatore del cielo e della terra, e di tutte le cose che in essa si trovano e sono fatte. In verità, o Cesare, ogni giorno si sentono cose meravigliose di questo Cristo: risuscita i morti, e sana gli infermi con una sola parola.

Uomo di giusta statura, è molto bello di aspetto; ed ha maestà nel Volto, e quelli che lo mirano sono forzati ad amarlo e temerlo.

Ha i capelli color della nocciola ben matura, sono distesi sino alle orecchie e dalle orecchie sino alle spalle sono di color della terra, ma più risplendenti.

Ha nel mezzo della fronte in testa il crine spartito ad usanza dei Nazareni, il Volto senza ruga, o macchia, accompagnato da un colore modesto. Le narici e le labbra non possono da alcuno essere riprese con ragione: la barba è spessa ed ha somiglianza dei capelli, non molto lunga, ma spartita per mezzo.

Il suo sguardo è molto spaventoso e grave: ha gli occhi come i raggi del sole e nessuno può guardarlo fisso per lo splendore; e quando ammonisce, si fa amare, ed è allegro con gravità. Dicono che nessuno l' ha veduto mai ridere, ma bensì piangere. Ha le mani e le braccia molto belle, nella conversazione contenta molti ma si vede di rado: e quando vi si trova, è molto modesto all'aspetto, e nella presenza è il più bell'uomo che si possa immaginare; tutto simile alla madre la quale è la più giovane che si sia mai vista in queste parti.

Però se la Maestà tua, o Cesare, desidera di vederlo come negli avvisi passati mi scrivesti, fammelo sapere, che non mancherò subito di mandartelo. Di lettere fa stupire la città di Gerusalemme. Egli non ha studiato giammai con alcun, eppure sa tutte le scienze, cammina scalzo, senza cosa alcuna in testa; molti ne ridono in vederlo, ma in presenza sua nel parlare con lui tremano e stupiscono.

Dicono che un tal uomo non è mai stato veduto, né inteso in queste parti. In verità secondo mi dicono gli ebrei non si è sentito mai di tali consigli, di così grande dottrina, come insegna questo Cristo e molti dei Giudei lo tengono per divino e lo credono; e molti altri me lo querelano con dire che è contro la Maestà tua, o Cesare. Si dice di non aver mai fatto dispiacere ad alcuna persona, ma sì bene tutti quelli che lo conoscono, che l' hanno provato dicono di aver ricevuto benefizi e sanità.

Però alla Maestà tua, o Cesare, alla tua obbedienza sono prontissimo: quanto mi comandi sarà eseguito. Vale.

Da Gerusalemme Indizione settima, luna undicesima. Della Maestà tua fedelissimo e obbedientissimo.

Publio Lentulo (Governatore della Giudea)

 

Giovanni Conforti

Aggiornato il 22 febbraio 2015

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