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III domenica di Avvento

 

- Anno A -

 

indice delle feste

 

Dal Vangelo secondo Matteo

Mt 11,2-11

 

2 Giovanni, che era in carcere, avendo sentito parlare delle opere del Cristo, per mezzo dei suoi discepoli mandò 3 a dirgli: "Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?". 4Gesù rispose loro: "Andate e riferite a Giovanni ciò che udite e vedete: 5 i ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunciato il Vangelo. 6 E beato è colui che non trova in me motivo di scandalo!".

7Mentre quelli se ne andavano, Gesù si mise a parlare di Giovanni alle folle: "Che cosa siete andati a vedere nel deserto? Una canna sbattuta dal vento? 8Allora, che cosa siete andati a vedere? Un uomo vestito con abiti di lusso? Ecco, quelli che vestono abiti di lusso stanno nei palazzi dei re! 9Ebbene, che cosa siete andati a vedere? Un profeta? Sì, io vi dico, anzi, più che un profeta. 10 Egli è colui del quale sta scritto:

 

Ecco, dinanzia te io mando il mio messaggero,

davanti a te egli preparerà la tua via.

 

11In verità io vi dico: fra i nati da donna non è sorto alcuno più grande di Giovanni il Battista; ma il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui.

 

 

Commento storico

 

Introduzione

 

Vedere introduzione generale

 

Il lavoro di molti scribi

 

Esaminiamo il passo di Matteo di questa domenica.

Il Vangelo di Matteo è opera di molti scribi cristiani. Ne troviamo notizia nel prologo di Luca (Lc 1,1).

In greco le differenze tra le frasi del brano di Matteo e quelle corrispondenti di Luca sono poche. Alcune parole di Gesù e del Battista sono uguali, così come e le citazioni delle Scritture antiche.

Perché questo, se probabilmente il passaggio c’era anche nel primo libro di Matteo?

Si deve introdurre qui l’idea che tutti gli scrittori evangelici si trovassero insieme a Gerusalemme e collaborassero tra loro.

Molti scribi acquisivano testimonianze con esattezza. Luca le ha trascritte in ordine cronologico nel proprio Vangelo, mentre, nello scrivere il Vangelo di Matteo, non venivano modificate le testimonianze nuove.

Il versetto 10, letteralmente, dice: «Egli è colui, del quale sta scritto: “Ecco io mando il mio messaggero davanti al tuo vessillo, egli preparerà la via davanti a te”».

 

Un ideale non scandalizza, ma non realizza le profezie

 

Gesù è una realtà storica, non era considerato il Messia ideale. Tanto che gli esseni, gli zeloti e altri ritenevano che il Messia fosse Giovanni Battista, almeno finché non fu imprigionato da Erode Antipa.

Giovanni Battista sapeva bene di non essere il Messia. Sentendo parlare delle opere del Cristo (Messia in ebraico) voleva vederci chiaro e voleva che le cose fossero chiare per tutti.

Un conto era il Cristo ideale che era stato immaginato pensando alle profezie, un altro conto era il Cristo che Dio aveva realmente inviato.

Succede anche oggi, specialmente a chi frequenta studi superiori, di apprezzare l’ideale, ossia una sintesi di idee e di comportamenti esemplari, che renda più vera e più elevata la nostra vita, permettendoci di cogliere la ricchezza della realtà.

Ma accade pure che si consideri Gesù, il Cristo, come soltanto uno di questi esempi, come un’idea di pace, di amore, di rettitudine, troppo alta per essere raggiungibile.

Se non è concreto, Gesù non ci dà più di quanto sappiamo procurarci da soli: non compie le profezie e non dà salvezza.

Così, mentre coltiviamo le nostre idee e abilità, per quanto grandi e sicure, non osiamo sperare veramente nella vita eterna, realtà che il Cristo ci dà e che può cambiare completamente la prospettiva dei nostri giorni.

 

Si scandalizza chi pone limiti alle profezie

 

Le opere che Gesù Cristo compie corrispondono a quelle attese dagli Ebrei, secondo le profezie, e le superano.

La profezie dicevano:

«Irrobustite le mani fiacche, rendete salde le ginocchia vacillanti. Dite agli smarriti di cuore: “Coraggio! Non temete; ecco il vostro Dio, giunge la vendetta, la ricompensa divina. Egli viene a salvarvi”. Allora si apriranno gli occhi dei ciechi e si schiuderanno gli orecchi dei sordi. Allora lo zoppo salterà come un cervo, griderà di gioia la lingua del muto, perché scaturiranno acque nel deserto, scorreranno torrenti nella steppa».

(Is 5,3-6)

Ma Gesù aggiunge qualcosa di impensabile: «… i morti risuscitano, ai poveri è predicata la buona notizia».

E si può scandalizzare chi non accetta che il Cristo sia veramente il Figlio di Dio fatto uomo, chi non accetta che esista un Figlio di Dio.

D’altra parte, chi non si apre veramente a Dio non sopporta che Egli possa avere i suoi segreti e non accetta il mistero della Trinità. Un Dio senza mistero è, però, un idolo; così come un Cristo ideale è un nostro idolo, è produzione nostra.

Quando Giovanni, finalmente, sa che Gesù ha risuscitato anche i morti, e quindi dà vita eterna, affronta in pace la prigionia. Ha costatato che la potenza con cui il Cristo compie le sue opere è una realtà storica, non un ideale.

Gesù storico è la realtà semplice, infinitamente più potente di un ideale, che ci fa affrontare la realtà nel modo più giusto. È molto di più di un ideale di vita: è realmente vita in abbondanza.

Gesù Cristo non è reale perché noi crediamo in lui, ma crediamo in lui perché è reale, perché abbiamo ricevuto su di lui la testimonianza valida. Ed è nostro dovere riscoprire la testimonianza storica dei Vangeli in tutta la sua consistenza.

 

Le profezie realizzate secondo i disegni di Dio

 

Le profezie sono interamente sia per i Cristiani, sia per gli Ebrei.

Giovanni Battista, già eccezionale, è più piccolo del più piccolo nel Regno di Dio, perché anch’egli, il più grande dei profeti, non si aspettava che le opere del Cristo fossero così divine.

Se Gesù si fosse limitato a realizzare le profezie con l’esattezza che attendevano gli uomini, non sarebbe stato divino e non ci sarebbe stato il Cristianesimo.

Beato chi non si è scandalizzato: ha visto Dio all’opera, per un nuovo Testamento, con opere inattese. Chi si è scandalizzato si è precluso la possibilità di capire che Gesù è pienamente all'interno dell’Ebraismo.

Beato anche oggi chi non si scandalizza se Dio manda Maria, madre di Gesù, con apparizioni e segni, che invitano a riscoprire la testimonianza storica contenuta nei libri del Nuovo Testamento. (“segreto”, “simboli”, “prologo Luca”, “i quattro Vangeli”, “Apocalisse”, “Gesù Cristo”)

 

 


 


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